Pd/ Veltroni: basta con la sinistra salottiera, giustizialista e conservatrice

Mercoledì, 18 febbraio 2009 - 11:34:00


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Il giorno dopo le dimissioni da segreterio del Pd, Walter Veltroni racconta la sua verità. I sedici mesi alla guida del Centrosinistra, le difficoltà di tenere insieme anime e sensibilità politiche diverse che ancora forse non hanno abbandonato la logica della coalizione, tutti insieme ma ognuno per sè, per entrare nell'ottica del partito unitario. E le divisioni interne su cui tanto si è discusso. 

Veltroni, motivando le sue dimissioni, indica la rotta che dovrà seguire il Pd. Spiega di aver chiesto a Franceschini di "assumere le responsabilità di questo momento". Ma poi, aggiunge, "senza concitazione si deve svolgere un congresso con una vera discussione politica, non imbrigliata". "Non bisogna tornare indietro". "Amatetelo questo partito, state uniti", dice ai dirigenti del partito."Serve più solidarietà". Abbiamo bruciato, aggiunge, "6-7 leader in poco tempo". Non fate al successore"quello che avete fatto a me".

Secondo Veltroni è necessario "passare da sinistra salottiera, giustizialista e conservatrice" ad un Centrosinistra che creda nella legalità, che abbia coraggio di cambiare, che riscopra il contatto con la società: insomma, "fuori dalle stanze e dentro la vita reale delle persone".

"Ma io non sono riuscito a fare tutto ciò ed è per questo che mi faccio da parte. E' una scelta dolorosa ma giusta, anche per mettere al riparo il Pd da ulteriori tensioni e logoramenti. Era chiaro già nei giorni scorsi che si dovesse aprire una pagina nuova. Non chiedete con l'orologio in mano a chi verrà dopo di me di ottenere subito dei risultati" perché "un grande progetto richiede anni, come è capitato con Mitterand o Lula". In Germania o Gb, ricorda poi Veltroni, i progressisti hanno perso e nessuno si è dimesso. "Noi invece abbiamo cambiato sei o sette leadership, mentre Berlusconi è sempre lì che vinca o che perda. Quindi - dice il leader del Pd - a chi verrà dopo di me si conceda il tempo di lavorare, quello che io non mi sono conquistato sul campo".

IL DISCORSO - Veltroni ha convocato la stampa a Roma (senza però rispondere alle domande dei giornalisti) per spiegare le motivazioni della sua scelta. L'ex sindaco di Roma ha già anticipato che nel suo futuro c'è il lavoro da "semplice deputato", che non si metterà a guidare correnti perché non è nel suo stile. Resterà da vedere se questo sarà un addio dalla scena politica attiva. E quale sarà il futuro del Pd, se anche uno di coloro che si erano impegnati a promuoverlo, Enrico Letta, arriva a dire che "ora dobbiamo voltare pagina" perché "questo Centrosinistra è finito". Intanto, per sabato è stata convocata l’assemblea costituente del Pd. All’ordine del giorno, le dimissioni del segretario Walter Veltroni e gli adempimenti statutari conseguenti.

Veltroni esordisce parlando di "rimpianto", per un'idea buona ma partita troppo tardi, perché "il Pd doveva nascere già nel 1996", dopo la vittoria elettorale di Prodi. "L'idea dell'Ulivo - ha spiegato Veltoni - era la possibilità di cambiare il Paese, cosa che il governo Prodi, che al suo interno aveva due ministri che sarebbero poi diventati presidenti della Repubblica, aveva iniziato a fare. E se l'esperienza di quel governo fosse andato avanti tutto il corso della storia italiana sarebbe stato diverso". E oggi che il Partito democratico è nato, ha spiegato il leader diessino, è la "realizzazione di un sogno" perché dal dopoguerra «non c'è mai stato un ciclo veramente riformista". L'Italia, secondo Veltroni, è un po' quella da Gattopardo, una nazione che non riesce a cambiare mai nel suo assecondare vocazioni e privilegi. "E qui sta, secondo me, la sfida principale del Partito democratico, la sua vocazione maggioritaria: conquistare il consenso con una maggioranza, perché dal 1994 noi non abbiamo mai avuto la maggioranza degli italiani ma è a quella che dobbiamo puntare perché se non abbiamo una grande forza riformista, questo Paese non cambierà mai".

"Non deve, il Pd, essere una sorta di Vinavil che tiene incollata qualunque cosa. E' nella società che deve essere chiara la nostra proposta - ha aggiunto Veltroni -. La destra ha vinto, il successo del Pdl per noi è difficile da capire. Berlusconi ha vinto una battaglia di egemonia nella società, perché ha avuto i mezzi e la possibilità anche di stravolgere i valori della società stessa, costruendo un sistema di disvalori contro i quali bisogna combattere con coraggio, anche quando il vento è più basso ma sapendo che se la vela è posizionata nella giusta direzione, prima o poi arriverà il vento alle spalle che spingerà in avanti". Ma il vero problema, secondo Veltroni, non è la politica di Berlusconi, bensì il fatto che questa posizione riesca a conquistare consenso.

Il segretario uscente ha poi spiegato i tre punti su cui il Pd ha cercato di impegnarsi in questi mesi. A partire dalla semplificazione della vita politica e sociale del Paese. Un concetto, questo, che "non è figlio della volontà di ridurre le differenze, ma è l'idea di una democrazia che decida". Poi c'è innovazione programmatica, per affrontare le nuove sfide della società. E terzo l'innovazione della forma partito: "Speravo se ne potesse realizzare uno nuovo, aperto" con una partecipazione forte dal basso, "non come nella destra dove c'è uno solo che decide. Io a tratti il Partito democratico l'ho visto" - ha poi aggiunto Veltroni ricordando tutti i principali momenti di coinvolgimento della base popolare del centrosinistra, dalle elezioni dello scorso anno alla manifestazione del Circo massimo, passando per le iniziative a difesa della Costituzione.

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