Voto agli immigrati, scontro nella maggioranza
"E' una battuta liquidatoria, un anatema, ma non risolve il problema. Gli immigrati in Italia oggi sono quattro milioni, ma il fenomeno è destinato ad aumentare. Tocca quindi alla politica mettere in campo politiche di lunga durata. Non farlo significa di accendere delle mine sul cammino della nostra società". Questa la risposta del presidente della Camera, Gianfranco Fini, alle parole del leader della Lega, Umberto Bossi.
LE PAROLE DI BOSSI - No della Lega al voto agli immigrati. Umberto Bossi, conversando con i giornalisti alla Camera, dice: "Non siamo d'accordo. Pensiamo che gli immigrati debbano essere rispediti a casa loro. Non c'e' lavoro neanche per noi...".
LA PROPOSTA DI LEGGE BIPARTISAN - Diritto di voto alle elezioni comunali e circoscrizionali per i cittadini stranieri non comunitari che risiedono in Italia da più di cinque anni. Questo il senso di una proposta di legge bipartisan presentata a Montecitorio. Gli immigrati potranno essere anche essere eletti consiglieri e fare parte della giunta diventando assessori, ma non potranno correre alla carica di sindaco o di vice-sindaco. La proposta è sottoscritta da parlamentari del Pd, del Pdl, dell'Idv e dell'Udc, mentre la Lega, secondo quanto hanno spiegato i firmatari, è stata sollecitata ad aderire ma si è rifiutata di farlo.
"Si tratta - ha spiegato Walter Veltroni, primo firmatario - di tradurre in atti concreti il senso di due concetti fondamentali come inclusione e responsabilizzazione. Con questa proposta le persone straniere anche se non cittadine italiane, potranno partecipare attivamente a scegliere i rappresentanti delle comunità in cui vivono e risiedono da oltre cinque anni. L'estraneità porta alla separazione - ha aggiunto l'ex segretario del Pd - mentre fare partecipare i cittadini stranieri a queste scelte è l'unica maniera di favorire l'inclusione e la responsabilizzazione". Veltroni ha ricordato che il voto amministrativo agli stranieri, "con modalità diverse" è previsto in 16 paesi europei su 27 ed è "un provvedimento che corrisponde alla storia del nostro Paese".
L'ex sindaco di Roma ha sottolineato che "non ci sono ragioni politiche dietro a questo progetto, perché su alcuni temi è naturale che ci si trovi d'accordo pur avendo posizioni politiche di verse, perche' alcune regole vanno scritte insieme e non è possibile che si oscilli sempre tra guerra civile permanente e l'inciucio".
Flavia Perina, deputata del Pdl e direttrice del 'Secolo', ha ammesso, citando le polemiche all'interno del Pdl e i rapporti tesi di queste ore tra Berlusconi e Fini, che l'iniziativa "avviene in un contesto particolare". Tuttavia, ha aggiunto citando un articolo del Giornale che recita 'Perina e Veltroni insieme alla guerra contro Silvio', "questo è uno schema da demolire: su questioni così fondamentali e che hanno una rilevanza nazionale importantissima non è possibile usare certi schemi".



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