Violante ad Affari: "Ecco perché siamo diversi dal Pdl"

Sabato, 30 luglio 2011 - 13:00:00


Di Tommaso Cinquemani

luciano violante

"La 'questione morale' non sta in una sorta di innocenza precostituita, ma nel modo in cui si affrontano i problemi. Il politico dev'essere affidabile. Perciò sosteniamo il primato della legalità, chiedendo l'applicazione di quei criteri di correttezza che i cittadini si aspettano". Così Luciano Violante, esponente del Pd, ex magistrato ed ex presidente della Camera, con una intervista ad Affaritaliani.it interviene sul dibattito scoppiato nel Pd sulla questione morale. "Con questa legge elettorale la politica si autoseleziona, al di fuori di qualunque verifica  esterna.  Mancano criteri per sanzionare  la responsabilità politica".

Il Segretario del Pd Bersani è intervenuto sul  tema della 'questione morale' con una lettera sul Corriere della Sera. Come commenta la sua analisi?
"Dimostra  la differenza con cui  noi  affrontiamo questi gravi problemi. Primo, non si contesta in via pregiudiziale l'operato dell'autorità giudiziaria. Secondo, si chiede di fare un passo indietro alle persone che sono coinvolte. Terzo, si propongono rigorose misure interne per garantire la correttezza dei comportamenti politici".
 
Si fa tanto parlare di 'questione morale', lei che ha avuto un passato da magistrato, come la inquadra?
"La 'questione morale' non sta in una sorta di innocenza precostituita, ma nel modo in cui si affrontano questi problemi. Il politico dev'essere affidabile. Perciò sosteniamo il primato della legalità, chiedendo l'applicazione di quei criteri di correttezza che i cittadini si aspettano. La 'questione morale' consiste nei tentativi di sostenere un regime penale privilegiato per i  parlamentari rispetto agli altri cittadini".
 
A differenza che con Penati, con Tedesco il Pd è stato meno 'limpido'…
"Non la vedo così. Bisogna distinguere tra il comportamento del partito e quello della persona. Penso che noi abbiamo agito correttamente e d'altra parte il senatore  Tedesco si è dimesso anche dal PD.".
 
Secondo lei a questo punto della storia politica italiano non sarebbe il caso di abolire l'autorizzazione all'arresto?
"No, non va abolita, perché riguarda il plenum della rappresentanza dei cittadini in Parlamento. Mettiamo caso che in Aula una coalizione abbia la maggioranza per un voto, a questo punto basterebbe un arresto per ribaltare le sorti del governo. E' invece auspicabile una migliore e più rigorosa disciplina della materia.".
 
Dopo il caso Penati, questa lettera cerca di dare risposta ai malumori all'interno del partito?
"Il segretario di un partito, che per di più  oggi sembra essere il primo partito italiano, ha innanzitutto  doveri particolari nei confronti del Paese. La risposta è stata tempestiva e inequivoca. D'altra parte Penati si è sospeso prima dall'incarico di vicepresidente del consiglio regionale lombardo e poi dagli incarichi di Partito.".
 
In queste ultime settimane ci sono stati molti esponenti sia di Centrodestra che di Centrosinistra di cui la magistratura ha chiesto l'arresto o misure cautelari. E' da escludere il tentativo della magistratura di influenzare la politica?
"Se ci sono politici che tengono comportamenti che appaiono penalmente rilevanti è ovvio che la magistratura debba indagare. Questo produce di per sé una presenza rilevante delle autorità giudiziarie nelle questioni politiche. Ma non è certo colpa della magistratura".
 
E allora come si spiega questa 'ondata' di arresti o richieste di arresto?
"Con questa legge elettorale la politica si autoseleziona, al di fuori di qualunque verifica  esterna.  Mancano inoltre  criteri per sanzionare  la responsabilità politica.  Una grande parte della società, in una fase di crudele crisi economica, giustamente,  non tollera più quello che forse sino a ieri appariva tollerabile. E crescono le denunce e i processi".

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