Pd/ Violante ad Affaritaliani.it: "A volte ritornano"

Martedì, 24 novembre 2009 - 18:07:00


Riforme/ Fini: la bozza Violante può essere legge in pochi mesi

Pd/ Bersani annuncia la squadra. Violante alle riforme. Tutti i nomi

Di Pietro: Idv in piazza con Pd l'11 e 12 dicembre
E' l'uomo chiave delle nomine di Pierluigi Bersani, che ha disegnato il nuovo volto del suo Partito Democratico. A capo del dipartimento, chiamato 'forum', della 'Riforma dello Stato' arriva un volto storico della sinistra e delle istituzioni: Luciano Violante, ex presidente della Camera. Che, contattato da Affaritaliani.it, si è lasciato andare una battuta molto significativa - "a volte ritornano" - (dando appuntamenti ai prossimi giorni per un'intervista a tutto campo), considerando che da diversi anni non è più parlamentare e ultimamente non ha ricoperto ruoli chiave né con Veltroni né con Franceschini.

Ma il vento ha cambiato direzione e il dialogo - o meglio, il confronto (come preferisce dire Bersani) - con la maggioranza sulle riforme costituzionali e non passerà proprio da Violante. Il quale è stato protagonista nella passata legislatura di un progetto articolato e molto apprezzato - la 'bozza Violante' - dal quale i vertici del Pd hanno chiesto di ripartire. E sulla quale sia dal Popolo della Libertà sia dalla Lega Nord sono arrivati segnali di apertura. Ma vediamo esattamente che cosa prevede il piano di riforme...

La 'bozza Violante' fu approvata dalla commissione Affari Costituzionali della Camera nella precedente legislatura con il solo 'no' del Pdci, l'astensione di Forza Italia e il voto favorevole sia di Berlusconi che Veltroni. Il provvedimento arrivò anche in Aula, ma poi fu fermato perché non si è riusciti a trovare un accordo sul numero dei senatori che si sarebbero dovuti eleggere per ogni regione e provincia.

Poi, con la caduta del governo Prodi, questa proposta di legge fu messa da parte.

La 'bozza Violante' viene definita anche legge “taglia seggi” perché  prevede la riduzione dei parlamentari: i deputati passeranno da 630 a 512, mentre i senatori da 315 a 250. Le innovazioni più importanti, però, non riguardano i tagli ai seggi, ma più che altro la bozza prevede la fine del bicameralismo perfetto, con l’abolizione del Senato e la sostituzione al suo posto del Senato Federale della Repubblica.

I senatori non dovranno essere più eletti a suffragio universale, ma dal Consiglio regionale e dal Consiglio delle autonomie locali. In ogni regione, il Consiglio ne eleggerà da un minimo di cinque per le zone meno popolose, ad un massimo di dodici per quelle con oltre i sette milioni di abitanti. Contemporaneamente alla riduzione dei parlamentari si ridurranno anche i poteri legislativi del Senato, poteri che vengono limitati alle materie di competenza generale e ai rapporti col governo. Il nuovo Senato Federale, inoltre non potrà essere sciolto dal capo dello Stato, che vedrà limitato il suo potere di scioglimento alla sola Camera dei Deputati.

Si pone fine al 'bicameralismo perfetto' (doppia approvazione delle Camere), che verrà limitato alle sole leggi costituzionali, mentre per tutte le altre basterà la sola approvazione di una sola. Un altro cambiamento previsto dalla ‘legge taglia seggi’ riguarda l’elettorato passivo: si potrà diventare senatore o deputato a 18 anni invece che, rispettivamente, a 40 e a 25 anni.

Ovviamente la parte che più interessa a Silvio Berlusconi è quella che riguarda i poteri del premier, perché la cosiddetta 'bozza Violante' parte dal presupposto che essi vadano rafforzati. Il capo del governo potrà nominare e revocare i ministri anche da solo, non ci saranno limiti a questo potere: il premier potrà sostituire ministri a sua discrezione. Inoltre la fiducia è accordata non più al governo, bensì al solo presidente del Consiglio, e non più da entrambe le Camere ma solo dalla Camera dei Deputati. Per sfiduciare il presidente del Consiglio occorre una mozione firmata da almeno un terzo dei componenti della Camera (attualmente è di un decimo) e deve essere approvata a maggioranza assoluta.

Si modifica, cercando di limitarla, la procedura per la decretazione d'urgenza.

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