Vincere... e perdere
Sabato, 3 aprile 2010 - 17:00:00
Nelle mid term elections, spesso i governi in carica vengono sanzionati negativamente. L’Italia, dopo le elezioni regionali, conferma la sua anomalia. L'asse Berlusconi&Bossi esce rafforzato, nonostante il PdL cali a vantaggio della Lega. Ridimensionata è la linea politica di Fini, mentre l’ambiguità di Casini non viene un granché ricompensata, a dimostrazione che gli elettori privilegiano la chiarezza ai giochetti di palazzo...
In ogni caso, si dovrà osservare con attenzione che cosa succederà non solo nelle relazioni tra PdL e Lega (ben salde fino a quando resisteranno i due rispettivi leader), ma anche l’evoluzione dei rapporti di forza all’interno dei due partiti. Pensiamo alle diverse leghe (quella veneta, quella lombarda e quella, nascente, piemontese), oltre alle dinamiche tra le diverse componenti culturali e ‘geopolitiche’ nel PdL. Insomma, le carte circa il futuro del sistema partitico e politico italiano sono tutte in mano all’attuale maggioranza. Di più, come si è verificato in questi due primi anni di legislatura, B&B possono permettersi di fare sia la maggioranza sia l'opposizione al governo, non essendo pervenuta né l'opposizione né l'alternativa.
A proposito dell’opposizione, a parte la sorpresa dei grillini e la tenuta dell’IdV, per il PD - dopo la brevissima stagione di Veltroni improntata alla vocazione maggioritaria - si delinea un quadro molto chiaro: il destino di essere la maggioranza relativa di una minoranza assoluta. Parrebbe una ‘storia senza cambiamento’. Un volantino di un convegno del 2000, da me recuperato nelle ‘pulizie’ di primavera, ripropone(va) con forza un tema di grande attualità: “Il Nord dopo il cedimento strutturale del centrosinistra”. Poi certo, Letta (Enrico) e Bersani, quelli che - sguinzagliati nel profondo Nord - avevano capito tutto, in conferenza stampa post-elezioni (due giorni fa) hanno affermato che il Pd ha vinto la maggior parte delle Regioni. Che dire? Per vincere la monotonia, il Pd potrebbe sciogliersi tra PdL e Lega, in modo da contribuire a uno stabile bipartitismo, ovvero, accontentarsi di rimanere un partito vocato alla sopravvivenza che non parla né alla mente dei riformisti né alla pancia di chi aspetta solo parole d’ordine. Attendiamo fiduciosi l’ennesimo convegno (nel 2020?) dal titolo: “Strategie politiche e di leadership alla riconquista di un consenso che non c’è più”….



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