Very good George
di Tommaso Cinquemani
Distinto, accurato e calmo: un vero british. Giorgio Napolitano ha stupito gli italiani con il suo inglese fluente dal palco di Tel Aviv, durante il viaggio di Stato in Israele. Nessun traduttore, nessuna necessità di leggere parola per parola un foglio scritto. Napolitano ha dato prova di sentirsi a suo agio con la lingua della diplomazia.
Non si può dire lo stesso di altri politici italiani. Come dimenticare le performance di Rutelli durante un discorso per la promozione del sito www.visititalia.com. Un inglese maccheronico, degno delle migliori parodie di Totò. Ma anche Berlusconi non è da meno. L'uomo del fare, abituato a commerciare e a parlare con business man e politici stranieri, davanti al Congresso Usa non riesce a mettere insieme una frase corretta. A fianco di George Bush si impelaga in un improbabile elogio della bandiera americana che lascia il presidente Usa confuso.
Napolitano a confronto sembra uscito da un college di Oxford. Sarà perché durante il periodo del comunismo l'allora onorevole già viaggiava tra Mosca e New York. Peccato che il presidente della Repubblica abbia 86 anni, mentre i suoi giovani successori sembrano ignorare le basi della grammatica, e non solo di quella inglese.



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