Vertice Ue/ Trattato di Lisbona, toto-nomine e clima

Giovedì, 29 ottobre 2009 - 09:38:00


Il futuro delle istituzioni europee e quello del pianeta terra: sono le sfide sul tavolo del consiglio europeo che si apre a Bruxelles. Spianare la strada al Trattato di Lisbona e superare le divisioni sul clima. Dietro le quinte la ricerca del primo presidente a lungo termine dell’Unione, previso dal nuovo Trattato al quale manca solo la firma del presidente ceco Vaclav Klaus. Klaus porrà ai 27 la sua condizione: la deroga alla Carta dei diritti fondamentali.

CLIMA. A sei settimane dal summit di Copenaghen sul clima l’Europa fatica a mettersi d’accordo sui finanziamenti dei 27 ai Paesi poveri in questo ambito entro il 2020. Quindici miliardi di euro all’anno per la Commissione, 35 per le associazioni ecologiste.

PRESIDENTE DELL'UE. Tra i pretendenti alla presidenza c‘è Tony Blair, sostenuto dal primo ministro britannico Gordon Brown e dal presidente francese Nicolas Sarkozy. Mentre il cancelliere tedesco Angela Merkel non ha ancora espresso la sua preferenza. I detrattori dell’ex premier britannico gli rimproverano l’appoggio alla guerra in Iraq e l’euroscetticismo del suo Paese. Il suo principale rivale è Jean-Claude Juncker, il premier lussemburghese è l’unico ad essersi apertamente candidato. Figura di compromesso potrebbe essere quella del premier olandese Jan Peter Balkenende. E tra i possibile candidati anche il socialista spagnolo Felipe Gonzàlez che però ha più volte detto di non essere disponibile.

Tony Blair
Tony Blair
CRESCONO I NO A TONY BLAIR. Il presidente è pronto a farsi avanti "if job is big enough", se l'incarico è di sostanza. Lo fanno sapere al Times alcuni fedelissimi di Tony Blair, in una fase decisiva per la designazione del futuro presidente stabile dell'Unione europea. Ma nelle cancellerie europee crescono perplessità e 'no': Blair a molti appare un candidato troppo ingombrante. 

Il tema è stato discusso mercoledì sera a cena, a Parigi, dal presidente francese Nicolas Sarkozy - da tempo sostenitore della candidatura Blair - e dal cancelliere tedesco Angela Merkel, molto più fredda sull'argomento. Nessuno vuole una spaccatura europea sulla figura di Blair, con vincitori e vinti, e allora le solite fonti bene informate dicono che a tavola Sarkozy e Merkel hanno esaminato anche altre candidature meno 'dirompenti', come quella del lussemburghese Jean Claude Junker. 

Blair, dicono a Londra, potrebbe rinunicare alle sue attività e ai suoi recenti incarichi solo per un pieno mandato 'politico' europeo, non certo per un ruolo di rappresentanza. E leggendo sul Times alcuni numeri, si capisce perché : c'è l'incarico di JP Morgan che frutta 2,5 milioni di sterline l'anno; c'è l'expertise per Zurich (altri 2 milioni); ci sono le conferenze in giro per il mondo (anche 100mila sterline per appuntamento). Da quando non è più premier, Blair si è trasformato in un'azienda da 12-15 milioni di sterline in due anni.

Per l'Independent  a giocare contro Blair è la nuova composizione del governo tedesco: a Berlino ora contano di più i contrari alla candidatura dell'ex premier inglese. E lo stesso Sarkozy non farebbe le corse per essere visto come il capofila di una cordata perdente. Fonti vicine al premier italiano Berlusconi, scrive il giornale inglese, lasciano intendere che a Roma su Blair nessuno ha cambiato idea, ma che certo ci sono "altri fattori da considerare". Fra questi, la convinzione che si fa strada nel cuore dell'Europa, a cominciare dai Paesi Benelux, che sia più opportuna una candidatura 'low profile'.

A dar voce apertamente ai contrari, con un peso politico non trascurabile in Europa, è il Financial Times: "Blair è l'uomo sbagliato per l'Ue", è il titolo dell'editoriale. Che lascia poco spazio agli equivoci. Blair è l'uomo che ha diviso l'Europa con il suo sì alla guerra - disastrosa - in Iraq. Ed è l'uomo che per calcolo politico non ha saputo guidare l'opinione pubblica britannica verso un'adesione più piena e convinta del Regno Unito all'Europa, a cominciare dall'euro. "Gli attributi di Blair per questo incarico non possono essere bocciati con leggerezza - conclude FT - ma non sono neppure di per sé auto sufficienti ad indicare che sia lui l'uomo che può dare all'Unione europea una scintillante nuova credibilità, con una spruzzata di polvere magica. Non si tratta di riscattare la sua reputazione. Si tratta di promuovere la causa europea, in patria e all'estero. E su questo terreno, lui è molto poco convincente". Su un punto sembrano d'accordo, invece, in molti: Blair, come sintetizza Le Figaro, è "troppo brillante per l'Europa". La vera causa del fallimento della sua candidatura, alla fine, sarà paradossalmente la forza e l'autorevolezza della figura. Un politico "troppo brillante perché l'Europa possa accettare di essere rappresentata da lui".

Per essere uno dei primi passi della nuova Europa uscita dal Trattato di Lisbona, quello della nomina del presidente assomiglia molto alle vecchie paralisi, spesso risolte da scelte poco coraggiose.


 

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