Obama "conquista" il Sudamerica. Trema Chàvez
Su Cuba, dopo aver revocato le restrizioni sui viaggi e le rimesse per gli esuli, Obama ha spiegato di attendersi un'apertura dall'Avana. "Vorremmo un qualche segnale che ci saranno cambiamenti per garantire che i detenuti politici siano scarcerati, che la gente possa esprimersi, viaggiare e andare a messa liberamente e fare tutto cio' che la gente in tutto l'emisfero fa e dà per scontato".
Obama non ha criticato i regimi di sinistra in Bolivia, Ecuador e Venezuela malgrado le modifiche costituzionali con cui i loro leader si sono assicurati una piu' lunga permanenza al potere: "E' importante che gli Usa non dicano ad altri Paesi come debbano strutturare le loro pratiche democratiche o cio' che deve essere scritto nelle loro Costituzioni". In America latina, ha assicurato, gli Usa possono avere un ruolo guida ma "riconoscono che altri Paesi hanno importanti contributi e conoscenze" da offrire.
L'opinione dell'esperto di Relazioni Internazionali, Massimo De Leonardis (direttore del Dipartimento di Scienze politiche dell'Università Cattolica di Milano) 
Massimo de
Leonardis
E' un Obama umile quello che "sbarca" in Sudamerica per il vertice delle Americhe a Trinidad. Disposto ad "ascoltare" tutti i leader. Dopo l'apertura del presidente Usa, Cuba determinerà gli equilibri in America Latina?
"No, Cuba è un vecchio problema. Che arriverà a soluzione con la scomparsa di Fidel. L'apertura del presidente Usa mi sembra ragionevole, del resto ha trovato il consenso della grande maggioranza degli esuli cubani. Non credo, però, che il regime risponda con gesti di liberalizzazione. Gli equilibri saranno determinati dal rapporto di Obama con i maggiori paesi del Sudamerica. E l'elemento trainante dell'anti-americanismo non è Cuba".
Che cos'è allora?
"E' l'atteggiamento di vari regimi, tra cui il Venezuela di Chàvez. In Sudamerica c'è stato un generale slittamento a sinistra dei paesi".



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