"Berlusconi-Bossi, accordo su tutto"

Martedì, 31 marzo 2009 - 14:23:00


Referendum/ Berlusconi: deciderà il partito

Compromesso Pdl-Lega sulle province: verranno (quasi) abolite

SONDAGGIO/ Con il referendum elettorale di giugno il premio di maggioranza va al primo partito e non più alla coalizione vincente. Come ti comporterai?

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"L'incontro è andato molto bene. Bossi e Berlusconi hanno trovato un accordo su tutto. A questo punto, in giornata, avremo tutti i candidati del Pdl e della Lega per le prossime Amministrative di giugno. Siamo soddisfatti". Così Giancarlo Giorgetti, segretario della Lega Lombarda e fedelissimo del Senatùr, presente al vertice di Arcore tra il premier e i massimi vertici del Carroccio, interpellato da Affaritaliani.it. E per quanto riguarda il referendum elettorale? "L'argomento non è stato toccato".

Referendum/ Berlusconi si piega al volere di Bossi

Silvio Berlusconi lo ha detto chiaramente davanti alla platea del congresso del Popolo della Libertà e lo ha ripetuto più volte: "Umberto Bossi è il nostro alleato più fedele". Punto. Le stoccate di Gianfranco Fini, Roberto Formigoni e Ignazio La Russa hanno irritato il Carroccio, che però può dormire sonni tranquilli. Almeno per quanto riguarda il referendum elettorale di giugno. Il premier non ha toccato l'argomento durante il suo intervento conclusivo proprio per non creare fibrillazioni nella maggioranza. Il Senatùr vede come fumo negli occhi il quesito proposto da Mario Segni e che, di fatto, trasfroma l'Italia in un sistema bipartitico e non più bipolare.

Come? Semplice. Se vincessero i sì, il premio di maggioranza alle elezioni politiche andrebbe al primo partito e non più alla coalizione vincente. Fumo negli occhi per i padani che si vedrebbero tagliati fuori o costretti a entrare nel Pdl, ipotesi che non esiste e che la base leghista non accetterebbe mai. Ma il presidente del Consiglio non ha alcuna intenzione di deludere il ministro delle Riforme. Appunto, "il suo alleato più fedele". Esponenti singoli del nuovo partito di Centrodestra, provenienti in particolare da Alleanza Nazionale, si esprimeranno a favore del referendum (vedi La Russa) ma da Palazzo Chigi, dal Cavaliere, non ci sarà un pronunciamento ufficiale a favore del sì. Quello che in sostanza vuole la Lega, che ha come obiettivo la vittoria dell'astensione e quindi l'affossamento della riforma bipartitica.

Non a caso il ministro dell'Interno Roberto Maroni, suscitando non poche polemiche, si è battuto contro l'election day, ovvero l'accorpamento delle elezioni europee-amministrative al referendum. Ipotesi che avrebbe quasi certamente consentito il superamento del quorum (50 per cento più un voto). In cuor suo il premier sarebbe anche tentato di lanciare l'affondo, proprio per rispettare quella volontà maggioritaria evocata più volte con il convincimento di raggiungere il 51 per cento dei consensi.

Ma l'equilibrio all'interno del governo viene prima di tutto in questo momento. La Lega è fondamentale tanto al Senato quanto alla Camera così come nelle Regioni del Nord per conquistare il maggior numero di comuni e province alle prossime Amministrative. Ed è per questo che Berlusconi non deluderà Bossi. Senza esprimersi apertamente a favore dell'astensione, per non scatenare l'ira degli aennini (che il referendum lo hanno firmato e proposto), ma anche senza fare campagna elettorale. Un atteggiamento freddo e distante... proprio quello che serve per restare sotto il quorum...

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