Nichi Vendola ad Affaritaliani.it: ecco perché il Pd è segnato

Mercoledì, 22 aprile 2009 - 13:20:00

Vendola non risparmia le critiche all'ex premier Massimo D'Alema. "Lui e altri esponenti del Pd hanno risolto contese interne usando me o qualcun'altro come pretesto: forse erano altri i Governatori che non dovevano essere candidati. D'Alema è un protagonista di primo piano della scena politica e le sue provocazioni hanno sempre una forte densità culturale. Ho amicizia nei suoi confronti, ma ho praticamente sempre dissentito dalle sue posizioni".

Nonostante le accuse a "Baffino", il Governatore pugliese si schiera anche lui a favore di una riforma della legge elettorale sul modello tedesco:  "Bisogna trovare un equilibro tra il diritto a governare e il diritto alla rappresentanza e il sistema della Germania è un punto di equilibrio assoluto. Altre forzature non producono più democrazia, ma più notabilato. La cultura del maggioritario che ha imperversato per molti anni, ci ha portato in questa situazione di bassa marea".

Quanto al presidente del Consiglio, Vendola invita la sinistra a studiare il modello vincente di Berlusconi e a non demonizzarlo. "Vanno studiati con attenzione i sistemi di potere e le formule egemoniche che gli avversari mettono in campo, soprattutto quando sono di successo come nel caso del berlusconismo". E poi: " La sinistra nello stesso tempo demonizzava Berlusconi e si berlusconizzava. E io non voglio demonizzare nessuno".

Indisponibilità della vita e del territorio, lotta al lavoro precario e centralità dell'essere umano, ecco quali sono i principi base di Sinistra e Libertà, la forza politica che si presenta alle Europee e che racchiude, oltre all'ex Prc Vendola, anche i Verdi, Sinsitra Democratica e i Socialisti di Nencini... "Ognuno è geloso custode della propria storia, ma le differenze che hanno segnato contese anche dure nella sinistra non hanno più senso. La sinistra è stata schiantata, divisa in tante piccole sigle, e io vorrei contribuire a una grande sinistra di popolo". E ancora: "Dobbiamo riscoprire e rilanciare la centralità della persona e l'inviolabilità della vita, che è minacciata dal 'mondo-market'". Parlando poi della sue esperienze come presidente della Regione Puglia e in particolare sulla questione dell'Ilva di Taranto, Vendola afferma che si può essere insieme "radicali e di governo".

Sulla crisi economica, il leader di Sinistra e Libertà ha le idee chiare: "Non è né una grandinata, né un terremoto, né uno tsunami, ma un prodotto storico: è il risultato di un ciclo economico che fondava la sua ricchezza sulla speculazione finanziaria. Con la finanziarizzazione dell'economia, il lavoro è stato umiliato, schiaffeggiato e messo in un cantuccio". La ricetta, quindi? "Per uscire dalla crisi bisogna riportare il lavoro fuori da quel cantuccio, ridargli onore e rimetterlo al centro della scena sociale".

E sul ruolo delle banche, Vendola si rifà al modello pugliese, nel quale "hanno retto bene l'urto della crisi perché non erano istituti tuttofare, affetti da sogni di conquista coloniale di altre banche e di altri segmenti dell'impresa, a cominciare da quello politico-informativo. Il problema è che quando le banche entrano in crisi, bisognerebbe porre loro delle condizioni, perché a volte si comportano come strozzini nei confronti delle famiglie e delle piccole imprese". E quindi? "Alle banche e alle imprese nei momenti di crisi vengono trasferite risorse. Bisogna porre delle condizioni, ad esempio dire 'ti do dei soldi ma tu non devi più licenziare, devi rispettare i diritti dei lavoratori, non devi far crepare la gente dentro l'azienda per insalubrità (come nel caso dell'Ilva, ndr)': ecco, vincoli sociali e ambientali".

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