Pd, Letta non continua
Di Giuseppe Morello
Il nome di Vendola toglie il sonno al centrosinistra. Se lo nominate a Bersani cominciano i contorcimenti, l’occhio si fa liquido e l’eloquio balbuziente.
Ha detto bene Majorino sul nostro giornale: dove è il problema?
Fino ad oggi il centrosinistra si è offerto con l’immagine prodiana dei bravi e assennati amministratori di condominio, affidabili ma grigi ragionieri.
Per vincere e governare però non basta la flemma del capocondomino, ci vuole altro: essere in sintonia con il paese, governare i processi reali e non i propri fantasmi (l’errore di Veltroni) e infine proporre un grande racconto del Paese, credibile, coerente e con un filo di ottimismo.
Ed è esattamente quanto sta dicendo Vendola, al quale in molti riconoscono ormai statura da leader nazionale e i numeri per affrontare Berlusconi in un confronto televisivo. Non è un caso se il suo partito sia arrivato al 4% e se un nostro sondaggio oggi lo dà al 46%, che non è una percentuale da vittoria ma fa ben sperare.
Certo, ci sono i dubbi di sempre: è gay, non è un belloccio, è cattolico ed ex comunista, porta l’orecchino, è “terrone”. Ma si tratta degli stessi dubbi di cui si parlava alla vigilia della prima vittoria in Puglia, e invece una regione tra le più tradizionaliste gli ha tributato un plebiscito, preferendolo al più inamidato Fitto. Forse l’Italia è meno beghina e arretrata di quanto pensi il centrosinistra e potrebbe apprezzare uno che parla agli intellettuali con le parole giuste e ai meno intellettuali con la faccia del figlio di contadini pugliesi.
Certo è meglio dell’altro nome che circola, quello di Enrico Letta, che ricorda molto lo zio Gianni. Tutto va bene, ma da un Letta a un altro no.



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