Veltroni: "Il Pd di Bersani è pigro e spaventato". Il documento
| PD, ECCO IL DOCUMENTO DI WALTER VELTRONI |
"Non intendiamo dar vita a una corrente, a uno strumento chiuso nella logica della lotta interna, ma a un movimento di partecipazione civile e culturale, che si proponga di rafforzare il consenso al Pd e il suo pluralismo, coinvolgendo forze interne ed esterne al partito, tornando ad appassionare energie che si sono allontanate e rischiano di disperdersi e suscitando l'attenzione e l'interesse di settori della società italiana che la crisi politica e culturale del centrodestra ha rimesso in moto", scrive l'ex sindaco di Roma.
E ancora: "[...] A condizione che si voglia e si sappia uscire dal recinto – territoriale, sociale, generazionale – dei consensi tradizionali, per aprirsi alla ricerca di nuovi apporti. A condizione che si facciano risolutamente i conti con le posizioni conservatrici che, anche nel campo del centrosinistra, pensano che il nostro compito prioritario sia quello di difendere le conquiste del passato, piuttosto che cambiare in profondità una realtà che contraddice i nostri valori, punisce il merito e condanna i più deboli. Così non è stato fin qui, o non lo è stato abbastanza, per responsabilità diffuse e condivise.
"Ma nulla sarebbe adesso più sbagliato e contraddittorio, che affrontare la crisi politica e culturale del berlusconismo, sulla base dell’assunto della immutabilità dei rapporti di forza nel Paese. Una visione così angusta e rinunciataria, così falsamente realista, spingerebbe i democratici ad arroccarsi in difesa, pigri e spaventati, quando è invece il momento di uscire allo scoperto e di avanzare proposte coraggiose e innovative".
"Il Pd - spiega Veltroni nel suo documento - deve darsi una strategia di allargamento dell’area dei propri interlocutori e dei propri consensi, che faccia leva su un programma riformista, su un progetto innovativo per il paese e su una classe dirigente fortemente rinnovata, attingendo a risorse che non siano solo quelle della politica tradizionale. Il Pd deve porsi l’obiettivo esplicito e dichiarato di allargare in modo cospicuo i suoi consensi e il suo radicamento ove oggi sono più deboli e fragili: a cominciare dal Nord, dal mondo produttivo, dalle nuove generazioni. Allo stesso modo, dopo lo scacco di una stagione di governo di gran parte delle regioni meridionali, il Pd non può accettare di considerare perduta la battaglia per la legalità, l’innovazione e la crescita nel Mezzogiorno".
L'ex primo cittadino della capitale boccia anche Casini: "Altrettanto inadeguata è l’ipotesi vetero-centrista, che fa leva su quello che essa definisce il duplice fallimento dei due poli del bipolarismo italiano, per proporre la riedizione di un modello di sistema politico che assegna a tavolino la rappresentanza dei delusi dal berlusconismo a un polo moderato, spinto da sinistra a giocare una partita di autonomia e convenzionalmente abilitato ad esercitare un ruolo di perno nella evoluzione del quadro politico italiano".



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