Pd delle occasioni mancate
Di Aldo Turinetto
| Il commento 1/ Ma non è la fine del Pd Di Marco Volpati |
E ad insistere fino ad ottenerla, a dispetto di ogni principio e regola statutaria. E del tutto incurante e irrispettoso della "gentilezza, timidezza, pacatezza, etc..." (di veltroniana e/o crozziana memoria) che almeno i più vicini e ancora solidali compagni dell'ex segretario del partito non avrebbero comunque mancato di riservarmi.
Perché mi sarei comportato in quel modo, pur sapendo di essere in torto e in presenza di tanti e veri gentiluomini (riconosciuti, riconoscibili e aspiranti tali)? Non certo per aggiungere voce e pensiero al coro dei tanti che, più o meno solennemente e orgogliosamente, si sarebbero riuniti o divisi attorno a qualche "ve l'avevo detto io..." piuttosto che a qualche altro "a questo punto non resta da fare che...".
Ma per introdurre piuttosto nel dibattito, volutamente e provocatoriamente, qualche considerazione e riflessione per così dire un po' meno attesa e scontata delle altre. E come tale, forse, più stimolante per la prosecuzione e conclusione del dibattito stesso. Tre sarebbero state le questioni che avrei posto all'attenzione dei presenti. Due dal contenuto molto breve e una un po' più lunga.
Avrei cominciato, come il rituale in quei casi impone, con i ringraziamenti al segretario uscente per il grande impegno profuso e per le tante altre belle cose che ci avrebbe comunque lasciato in eredità.
E avrei proseguito, esauriti davvero tutti i blà blà, osservando che, pensandoci meglio, lo stesso segretario si era forse dimenticato, nell'umano e più che giustificabile affanno preliminare al momento del trapasso, di annettere all'eredità la cosa più preziosa in suo possesso, quella che ogni figlio aspira, prima o poi, in vita come in morte, a ricevere solennemente dal proprio padre.



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