Repubblica molla Veltroni? E Walter se la ride...
La spiegazione per l'ex sindaco di Roma e i suoi fedelissimi è molto semplice: Repubblica e il gruppo L'Espresso si rivolgono a un pubblico di Centrosinistra, ovvio, ma non c'è e non c'è mai stato un legame particolare e istituzionale con il partito. Semplicemente la crisi dell'editoria spinge anche L'Espresso-Repubblica a calcare la mano su Domenici, Bassolino, l'Abruzzo, la questione morale, le inchieste e le liti interne al Pd. Montare casi, ispirare la dietrologia di Polito (Riformista) e magari poi smontarli. Tutto per stuzzicare l'appetito degli elettori-lettori democratici. Ma certo Veltroni non sta tremando per gli articoli del quotidiano Ezio Mauro, questo è sicuro.
PD/ IN CAMPO 2 IPOTESI: ACCORDO CON PSE O NASCITA NUOVO GRUPPO
Due le ipotesi su cui il segretario del Pd, Walter Veltroni, dovrà lavorare per risolvere l'intricata questione della collocazione europea del Pd. Il vertice di mercoledì, spiega Dario Franceschini, ha dato mandato al segretario di lavorare su due ipotesi: "Dar vita a due gruppi distinti, uno dei Socialisti e l'altro dei Democratici", al quale aderiranno non solo i Democratici italiani, ma anche quelli di altri paesi, come prevede il regolamento del Parlamento europeo per dare vita a gruppi parlamentari. I due gruppi, precisa, "saranno legati tra loro da un accordo politico" le cui forme dovranno essere approfondite. Oppure, c'è in campo l'altra ipotesi, cioè di "dare vita ad un nuovo gruppo unico nel Parlamento europeo nel quale siano raccolti sia i socialisti ma anche i non socialisti che fanno parte della grande area dei riformisti". Per Franceschini, la riunione ha segnato "un passo in avanti. Si è registrata una vera condivisione degli obiettivi strategici che hanno determinato la nascita del Pd e che avranno comportamenti conseguenti anche a livello internazionale".
Cioè, spiega ancora, portare oltre i confini italiani l'esperienza del Pd, "diverse culture riformiste che si ritrovano in una casa comune". Certo, se ciò è stato possibile farlo determinando "tempi e modi del processo in Italia, dobbiamo avere la consapevolezza che tempi e modi internazionali non siamo solo noi a determinarli, ma possiamo contribuirvi. Continueremo - garantisce Franceschini - a lavorare per costruire anche in Europa un luogo in cui si incontrano le diverse esperienze riformiste, sia della famiglia socialista ma anche di altre famiglie appartenenti al vasto campo riformista". Infine, Franceschini riconosce che "si tratta di un percorso lungo e non facile, ma la direzione resta questa". La sede della decisione definitiva non sarà la direzione del 19, perché "quella è una riunione politica, se ne parlerà, ma sia ben consapevoli di quali sono le priorità degli italiani e questa non è in cima alle priorità".



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