Vaticano/ Lettere, cartoline e corvi: in Vaticano è sempre più confusione
Di Antonino D'Anna

L'incontro è sempre grazie ad amici-procacciatori comuni, possibilmente però in locali nei quali non si possa essere riconosciuti. Arrivano in borghese, per mimetizzarsi, poi si presentano con un nome fittizio. E offrono mercanzia. Millantano documenti improbabili, dossier esplosivi, prove di questo o quel presunto misfatto possibilmente a sfondo omosessuale o comunque piccante. E possono chiedere un'offerta anticipata, oppure cercano di contrattare. Altri ancora, gli intenditori, lo fanno solo per passione, diciamo per "vocazione", oppure perché per loro stessa ammissione "ci siamo rotti le scatole di..." e segue il nome eccellente a scelta, ora come ora un qualunque big vaticano va bene. Sono i corvi e offrono la loro attività sviluppatasi in Vaticano dopo gli ultimi dossieraggi di questi mesi, che a quanto risulta ad Affari, ha trasformato una specie di "sport" già praticato da alcuni "amatori" nei sacri palazzi in una vera e propria mania. E non mancano le truffe, anche storiche, come quella - si dice - toccata negli anni'80 ad un monsignore d'Oltrecortina convinto di rintracciare carte segrete di Roberto Calvi e che pagò (così si narra ancora) milioni di dollari una valigetta contenente ritagli della Pravda.
FIN DAL TEMPO DEL CONCILIO- "Corvi ce ne sono sempre stati, al tempo di Paolo VI ci davano già dentro, figuriamoci ora. Adesso si sono scatenati", è il commento di una fonte vaticana ad Affari, che sottolinea: "E naturalmente il rischio bufala è diventato altissimo. Considera poi che ora come ora ci sono dei veri e propri gruppi organizzati che si sono dati un nome", un po' come i mitici "Millenari" che scrissero "Via col vento in Vaticano", oppure i Discepoli di Verità che hanno ereditato l'opera dei Millenari. Tutti, o quasi, monsignori in vena di confidenze ma, a differenza di una normale fonte, mossi spesso dal rancore per questo o quel potente di turno che ha impedito loro avanzamenti e carriere. Ovviamente, accanto a loro, ci sono quelli che scelgono di agire come "cani sciolti": è il caso dei due monsignori di Curia che, come Affari ha già scritto, saranno puniti con l'esilio in Estremo Oriente per aver fatto dossieraggio.
IL RITRATTO- Si tratta, spiegano da Oltretevere, di soggetti che operano con la logica del giustiziere: di solito non condividono (e spesso nelle loro conversazioni motivano con argomenti vari il loro dissenso) la linea tenuta da questo o quell'alto prelato e colpiscono. A volte sull'attimo, a volte passato un po' di tempo. E la Gendarmeria Vaticana arranca, con qualche monsignore che di nascosto confessa: "Ne puoi beccare uno oggi, ne nasceranno dieci domani. Gente che lo fa per i suoi motivi, perché ce l'ha con qualcuno o qualche furbone in vena di truffa che col Vaticano non c'entra niente, ex impiegati rancorosi e così via". I dossier sono sempre collegati al peso della vittima da silurare ed ai peccati infamanti (falsi, ovviamente) commessi, generalmente di natura omosessuale (le relazioni con donne sposate sono presenti, ma non tirano più come una volta) oppure a sfondo pedofilo, quindi in grado di azzerare carriere destinate a decollare, passando per furti, malversazioni e appropriazioni indebite. E non è mai chiara la provenienza, tanto che molto spesso la truffa arriva. E costa cara. "Attenti", dice la fonte sentita da Affari: "di corvi ne potete trovare quanti ne volete, ognuno vi racconterà la sua presunta verità. Tempo perso, e pure soldi se del caso. Qui davanti a certe sparate ridiamo, gira questa battuta da sempre: se conoscessero davvero i segreti del Vaticano avremmo già chiuso", conclude ridendo.


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