Elezioni Usa/ Ecco perché gli ebrei faranno vincere Obama

Sabato, 25 ottobre 2008 - 10:00:00


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Nello stillicidio dei sondaggi dei giorni precedenti al voto spunta il dato che dà la comunità ebraica negli Usa dalla parte di Obama. Un'ulteriore mazzata per i repubblicani che speravano nell'appoggio ebraico, ma che dimostra come, a dispetto degli stereotipi, gli americani di origine israeliana siano in realtà più interessati alla madrepatria a stelle e strisce che a Israele. Alle Presidenziali mancano meno di due settimane, ma un primo dato sembra lo si possa dare già per certo: il presunto travaso di voti ebraico-americani dai democratici ai repubblicani non ci dovrebbe essere e anche questa volta gli statunitensi d'origine israeliana sembra negheranno il loro sostegno all'Old Party.

Secondo un recente sondaggio condotto dalla New York University il 67% di questa comunità è pronta a votare per Barack Obama. Se si tiene poi conto che l'indagine demoscopica è stata condotta a settembre, vale a dire prima dello scoppio della crisi finanziaria che ha dato ulteriore spinta al candidato democratico, non sembra inverosimile supporre che la percentuale a suo favore possa ulteriormente aumentare. In sé questo dato non è sorprendente; in quasi tutte le passate elezioni presidenziali gli israeliti d'Oltreoceano hanno quasi sempre appoggiato i Democratici; tuttavia, almeno fino a qualche mese fa, un tale responso non sembrava così scontato. Le illazioni passate secondo cui Barack Obama  sarebbe stato particolarmente "sensibile" alla causa palestinese o addirittura musulmano praticante avevano suscitato apprensione in Israele e nella comunità ebraica americana. I Repubblicani speravano di poter sfruttare questo elemento a loro vantaggio presentandosi come i veri amici di Tel Aviv e contando anche sul fatto che gli esponenti più ortodossi di questo gruppo nazionale tradizionalmente sono di orientamento conservatore.

Obama ha però reagito bene a questa offensiva avversaria affermando la sua volontà di contrastare la minaccia nucleare iraniana (che tanto preoccupa gli israeliani) e sottolineando come intende confermare i già ottimi legami fra Washington e Tel Aviv. A dimostrazione di questa sua buona propensione verso questi suoi potenziali elettori, il senatore ha addirittura chiesto di posticipare uno dei dibattiti televisivi con MaCain previsto in occasione dello Sabbath così da permettere agli israeliti praticanti di poterlo vedere senza venir meno ai propri doveri religiosi. Gli americani d'origine israeliana in sé costituiscono solo il 4% dell'elettorato statunitense; giocano però un ruolo decisivo in alcuni stati chiave come New York e soprattutto la Florida e ciò spiega perché la loro scelta di campo potrebbe essere decisiva il prossimo 4 novembre.

Tuttavia l'appoggio della comunità ebraica per Obama ha origine più nei temi generali che stanno caratterizzando il dibattito politico statunitense, che non nelle promesse del senatore in materia di questione mediorientale. Così come gli altri loro connazionali la crisi economica preoccupa molto anche questa componente della popolazione americana la quale reagisce come il resto dell'opinione pubblica, votando l'uomo che pare avere le idee meno confuse su come venirne fuori. Inoltre molti statunitensi d'origine israeliana ritengono che solo un'America più forte e più stimata sul piano diplomatico e internazionale possa garantire veramente la sicurezza d'Israele. Quella in affanno e odiata vista negli ultimi anni non convince nemmeno loro e, malgrado gli anatemi pro-israeliani dei repubblicani, viene vista a lungo termine come contrproducente per Tel Aviv.

Con queste posizioni gli americani d'origine israeliana dimostrano di costituire tutt'altro che quella "quintacolonna del sionismo mondiale in America" come affermano gli integralisti islamici (o gli estremisti sia di destra che di sinistra in Europa), bensì di essere americani come tutti gli altri interessati al loro paese, gli Usa. Pensare che bastasse dichiararsi amici d'Israele e anti-arabi per accaparrarsi i loro voti potrebbe rivelarsi un errore; l'ennesimo dei repubblicani in materia di Medioriente e di questioni ad esso legate.

Massimiliano Santalucia


Barack Obama
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