Usa/ Trema Obama, al Senato torna lo spettro di Bush

Giovedì, 19 marzo 2009 - 16:00:00


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Democratici e repubblicani si contendono il seggio senatoriale del Minnesota, dove il candidato del partito dell'elefante minaccia il ricorso alla Corte suprema, come accadde nel 2000, in Florida, per le elezioni presidenziali. La vittoria in questo stato è per il presidente Obama centrale per poter governare, visti i numeri della Camera alta.

No, non esattamente. L'ex presidente degli Stati Uniti si sta ancora riposando nel suo ranch di Crawford e si sta preparando per iniziare un tour di conferenze che dovrebbero tenerlo occupato fino alle vacanze estive e fargli guadagnare qualche milione di dollari. Quello che sta per ritornare sulla scena politica è lo spettro di Bush, ovvero lo spettro della sentenza della Corte suprema che gli assegnò la vittoria nelle elezioni della Florida del 2000, consegnandogli la presidenza. Qualcosa del genere potrebbe di nuovo verificarsi, a riprova del fatto che, nonostante tutto il tempo passato e i molti allarmi sollevati, ancora il sistema elettorale americano è pieno di buchi che non sono stati riparati.

Questa volta non si tratta di elezioni presidenziali (Obama, come si sa, ha vinto alla grande sia il voto popolare che quello del collegio elettorale), ma di un seggio del Senato, quello del Minnesota. Nelle elezioni di novembre vari seggi sono stati assegnati con uno scarto minimo, ma nessuno come il seggio senatoriale del Minnesota. Lì erano in lizza due candidati, il repubblicano Norman Coleman e il democratico ed ex attore televisivo Al Franken. La rete televisiva NBC, che in America funge da informale ufficio elettorale centrale, ad un certo punto proclamò Coleman vincente, ma dovette ricredersi quando Franken, non accettando il verdetto, rifiutò di farsi da parte e chiese una riconta.

Il problema, come sempre, era quello dei voti "absentee", ovvero dei voti inviati per posta, e dei voti "provvisori", quelli cioè che per un qualche motivo erano stati messi da parte in attesa di prendere una decisione. Normalmente, quando uno dei due candidati è nettamente in testa, questi voti provvisori vengono ignorati, ma questa volta lo scarto a favore di Coleman era di poche centinaia di voti su tre milioni di votanti e quindi Franken chiese ed ottenne che venissero contati e che venissero ricontati anche i voti spediti per corrispondenza. Non dappertutto, ma solo in alcune contee dove aveva ragione di ritenere che i risultati fossero stati falsati.

Così è stato e, al termine della riconta, Franken è risultato vincitore di almeno 225 voti: pochi ma sufficienti a consegnargli il seggio del Minnesota.

A questo punto tuttavia, nonostante l'evidenza dei risultati, è stato Coleman a dare battaglia, questa volta legale. Ha fatto ricorso alla magistratura, prima quella dello stato, poi quella federale e, se necessario, chiederà l'intervento della Corte suprema, come ai tempi della battaglia tra Bush e Gore.

Allora, dicembre 2000, la Corte suprema emise a maggioranza una discussa e contestatissima sentenza: bloccò la riconta, che già era iniziata, delle schede perforate con le famose linguette pendule. La corte stabilì che quelle schede non potevano essere riesaminate perché così facendo si sarebbe violato il principio dell'uguaglianza della legge. Vale a dire, se riconti le schede in una contea in base a diversi e più accurati criteri, si crea una disparità con le altre contee dove sono stati usati altri criteri. Sarebbe stato semplice ordinare una riconta generalizzata, ma questa avrebbe richiesto varie settimane e l'insediamento del nuovo presidente non poteva aspettare.


Barack Obama con un gruppo di studenti
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