Disfatta di Obama e rivincita dei repubblicani
Duro colpo per i democratici americani
a un anno esatto dalla vittoria di Barack Obama: i repubblicani si sono aggiudicati la Virginia, con Bob McDonnel che ha battuto il democratico Creigh Deeds con il 63% dei voti, e il New Jersey, con Chris Christie che ha guadagnato il 55% dei consensi contro il governatore uscente John Corzine. Una sconfitta che brucia in vista delle ben più importanti elezioni di Midterm del prossimo anno, quando l'intera Camera del Rappresentanti, un terzo del Senato e un terzo dei governatori rimetteranno il mandato.In New Jersey e in Virginia una maggioranza degli elettori ha però detto che Obama non è stato un fattore nelle loro scelte di voto. Anche se l'election day è diventato un referendum sulla popolarità e sulla tenuta dell'Amministrazione Obama. Il presidente ha voluto togliere peso all'appuntamento e infatti non ha seguito in diretta tv i risultati.

La presidenza Obama in 100 scatti
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LA VIRGINIA UN ANNO FA SCELSE OBAMA. Lo Stato della Virginia fu fondamentale per la vittoria di Obama un anno fa: fu la prima volta in oltre 40 anni che quello Stato puntava su un candidato democratico alle presidenziali. Gli americani dello stato a sud del Potomac, andati al voto arrabbiati e preoccupati per lo stato dell'economia e il proprio posto di lavoro, hanno preferito di larga misura il candidato repubblicano Bob McDonnell al democratico Creigh Deeeds. Hanno votato per McDonnell gli indipendenti che un anno fa avevano voluto Obama alla Casa Bianca. La vittoria di McDonnell ha segnato un'inversione di tendenza dopo otto anni di governo democratico in Virginia, uno degli stati tradizionalmente incerti della politica americana. Per i repubblicani c'era un incentivo in più alla vittoria, dal momento che l'elezione di McDonnell rappresenta uno sgarro per il governatore uscente Tim Kaine, che è anche presidente del partito democratico e che si è dimostrato incapace di gestire l'elezione del suo successore. La scelta degli elettori in Virginia è stata dominata dall'economia. L'uscita dalla recessione e l'occupazione sono le priorità del 46 per cento degli abitanti. Per il 14 per cento le tasse, l'8 per cento i trasporti.
IN NEW JERSEY UNA SCONFITTA CHE BRUCIA. La sconfitta del New Jersey, uno Stato a lungo dominato dai democratici, potrebbe scottare ancor di più il presidente americano, che nelle ultime settimane era sceso in campo personalmente per sostenere la candidatura di Corzine, partecipando lo scorso fine settimana a una manifestazione con oltre 11 mila persone.
NEW YORK, UNICA SODDISFAZIONE PER OBAMA. Se New Jersey e Virginia sono considerati forse a torto un banco di prova per la popolarità di Obama - il presidente ha fatto comizi per Corzine in extremis anche domenica sera -, la battaglia che si è combattuta nel Distretto 23 di New York, dove è in palio la poltrona da deputato lasciata libera dal ministro dell'Esercito John McHugh, è stata all'insegna del futuro del partito repubblicano. Qui ha vinto il democratico Bill Owens, approfittando di una divisione fra repubbblicani moderati e ultraconservatori. La destra arrabbiata infatti ha costretto la candidata ufficiale Dede Scozzafava a ritirarsi a due giorni dal voto, lasciando il campo libero all'indipendente conservatore Doug Hoffman. Potrebbe essere un preludio a battaglie analoghe per l'anima del partito, che in quel collegio monopolizza il seggio dal 1872, ma dove l'anno scorso Obama ha battuto il rivale John McCain per poche lunghezze.
BLOOMBER RIELETTO CON QUALCHE DIFFICOLTA'. Terzo mandato per il sindaco di New York uscente Michael Bloomberg, eletto con un margine però risicato (51%). Bloomberg ha speso una cifra da Guinness - oltre 80 milioni di dollari - per farsi riconfermare contro il rivale democratico Bill Thompson, dopo aver fatto cambiare la costituzione della città che poneva limiti al suo incarico. Scontate ler vittorie dei sindaci democratici di Boston e Detroit.
ORA I REPUBBLICANI INSIDIANO SERIAMENTE BARACK. I rischi di un'opposizione repubblicana sempre più dura, e capace di fare breccia anche tra i democratici moderati, sono apparsi chiaramente. Pochi minuti prima che si chiudessero le urne nel New Jersey, il leader democratico al Senato Harry Reid aveva dovuto ammettere che con ogni probabilità mancheranno i 60 voti necessari per fare passare la riforma sanitaria. La riforma, cardine del presidente Usa potrebbe slittare al 2010, secondo Reid. E tra un anno ai repubblicani basterà conquistare qualche seggio senatoriale in più alle elezioni di mid-term, per avere i numeri necessari all'ostruzionismo. E per Obama inizieranno i guai...
LE REAZIONI/ Il portavoce di Obama, Robert Gibbs, ha cercato di sminuire l'importanza della tornata elettorale, da molti analisti considerata come un mini-test sull'amministrazione Obama: "Penso che il presidente non creda che queste (elezioni) significhino qualcusa sul futuro della legislatura e sul nostro futuro politico", ha affermato Gibbs. "E' l'inizio della nostra rimonta", ha dichiarato il presidente del partito repubblicano Michael Steel, precipitandosi nel New Jersey a partecipare alle celebrazioni del suo candidato.



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