Usa/ Calendario e film hard. Così si consola la Palin
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Debiti, guai familiari, gelosie di partito: per Sarah Palin, che sperava di insediarsi a Washington lo scorso novembre, il rientro a Juneau in Alaska non è stato per niente morbido
. Nessuno le ha perdonato niente, né tra gli amici né tra gli avversari. Lei si è reinsediata al suo posto da governatore ed ha fatto come se nulla fosse successo, ma da allora ad oggi sembra aver perso quasi del tutto il suo smalto. Al punto che a lei, famosa giustamente per essere un rottweiler con il rossetto, non eè nemmeno riuscito di far passare dal locale congresso una singola legge che meriti di essere menzionata.
Il calendario di Sarah Palin
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Sarah Palin
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Al contrario: i veleni della recente campagna presidenziale continuano a infettare quello che una volta era il suo personale rapporto - diplomaticamente detto: franco e costruttivo - con i democratici del posto, pattuglia tradizionalmente dialogante per non dire in sudditanza psicologica. Una sudditanza che non esiste più, se è vero che una volta l'opposizione votava a favore persino della costruzione dei gasdotti che, a Washington, stampa e Al Gore bollavano come crimini contro l'ambiente, e che oggi blocca i lavori dell'esecutivo. Il govenatore non ha più la lucidita' per soggiogare con un sorriso chi si trova di fronte. Anzi, sembra sempre più propensa a irritare gli avversari procedendo come un treno con nomine che piacciono solo a lei.

Sarah Palin senza veli
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Al fondo del grande gelo, pero', c'è un'altra questione: i fondi federali per lo stimolo dell'economia. Quei soldi che Barack Obama vuole dividiere con gli Stati a lei non vanno giù. Eppure si tratta di 930 milioni di dollari. Lei, fedele al credo liberista e convinta che nei momenti di difficolta' ognuno se la debba cavare da solo, ha indetto una conferenza stampa per dire che di quella somma avrebbe accettato solo il 55 percento. Salvo poi far sapere che magari avrebbe potuto accettare graziosamente qualcosa in più.
Ma al congresso locale tutti, democratici e repubblicani, non vedono alcuna vergogna nel dire di sì a tutti quei soldi. Il braccio di ferro tra i due poteri ha letteralmente paralizzato lo Stato. Ne ha certo contribuito alla distensione la nomina del nuovo Attorney General, Wayne Anthony Ross. Nome il cui acronimo è WAR, e lui ne fa cosciente uso sulla targa della macchina. Non c'è da stupirsene, visto che è autorevole membro della National Rifle Association, la potentissima lobby delle armi americana. Ma anche lui, in sede di udienza per la conferma della sua nomina, per ottenere l'assenso dei parlamentari ha scelto di sparare sulla governatrice. "Penso che abbia bisogno di sorridere di più", ha detto evitando di prendere di petto i suoi interlocutori. I guai peggiori vengono pero' dal fronte di casa: famiglia e Partito Repubblicano.
LA PARODIA PALIN-HILLARY
A quasi nessuno è sfuggito il battibecco pubblico che Nonna Sarah, nei suoi tailleur e scarpe decolleté, ha avuto con Levi Johnston, il ragazzo di 19 anni che è il padre naturale del suo nipotino. Il caso venne fuori durante la campagna elettorale, e lei lo trasformò nell'esempio del suo attaccamento personale ai valori della vita e della famiglia. "Levi e Bristol si sposeranno", disse la candidata. Macché: si sono mollati poco dopo, ed alla Palin resta il ruolo odioso di chi deve rinfacciare ad un padre irresponsabile i propri doveri in una storia degna di Peyton Place.
Se credeva di aver messo da parte un capitale di credibilità presso il Grand Old Party, poi, Sarah Palin si sbagliava. Continua ad essere un personaggio conosciuto e stimato presso la base repubblicana, ma i vertici sono non poco spaventati dalla sua evidente ambizione. O anche dalla sua mancanza di contenuti. In quella che è la sua piu' cocente bocciatura politica dopo il disastro elettorale, le è stato tolto il ruolo di oratore principale alla prossima conferenza del Partito, prevista a giugno per iniziare a raccogliere i fondi in vista delle elezioni di metà mandato. Il suo staff spiega che è tutto dovuto ad un qui pro quo sulla scaletta degli interventi, ma nel frattempo quella passerella che era stata promessa a lei l'avrà Newt Gingrich, il leader della destra vincente negli anni '90.
Se esiste un messaggi politico dietro questa storia, è che i repubblicani vogliono chiudere con il conservatorismo compassionevole e a la page dell'ultima tornata elettorale, e ributtarsi sul core businness della purezza ideologica. Per lei è stata una brutta botta, ma non un colpo definitivo. Le sue ambizioni sussistono: punta, si dice, alla nomination presidenziale nel 2012, passando prima per la riconferma a governatore il prossimo anno. Due campapagne che si preannunciano costosissime, mentre lei si trova impelagata negli strascichi finanziari di quella appena finita. Sta infatti progettando di aprire un fondo per pagare le spese legali che ha dovuto sostenere quando e' stata aperta un'inchiesta parlamentare per stabilire se avesse abusato dei suoi poteri per licenziare dalla polizia un ex cognato. Ne uscì bene, ma deve ancora finire di pagare gli avvocati. Un conto da 500.000 dollari. Se, una volta saldatolo, vorrà avere le risorse per scalare la Casa Bianca dovrà dimostrare di avere le stesse capacità da fund-raiser di un'altra donna. L'odiatissima Hillary Clinton. Intanto si consola con il suo calendario sexy che ha sbancato e con i film porno della sua sosia. Che forse oggi possono senz'altro ammortizzare le spese.



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