Russia-Usa/ Colloquio Clinton-Lavrov: miglioreremo le relazioni. Così Obama punta all'Afghanistan
Il ministro degli Esteri, Bernard Kouchner, andrà giovedì a Washington incontrare il nuovo segretario di Stato americano, Hillary Clinton. Si tratta del primo colloquio con Clinton dall'insediamento dell'ex First FORUM/ Come saranno gli Usa di Barack Obama? SONDAGGIO/ Barack Obama alla Casa Bianca. Hai fiducia nel nuovo presidente Usa? Usa/ Diritti umani, Obama ha i giorni contati... Obama pronto a inviare altri 15mila soldati in Afghanistan Iraq/ Obama promette: molti soldati Usa vedranno a casa il super bowl 2010 Svolta storica di Obama? Solo a metà. Non è lui che comanda il mondo... Di A. Paniccia Quando il nuovo è il passato. Il ritorno alla terra Di Alessandro L. Perna MICHELLE OBAMA E' INCINTA... Mamma e first lady Usa? Yes she can Disgelo Russia-Obama: stop a missili a confini con Ue. L'Iran a Obama: si scusi per i crimini Usa
Hillary Clinton ha giurato formalmente come nuovo segretario di stato degli Stati Uniti. E' stato il vice-presidente Joe Biden a condurre la cerimonia di giuramento, in un salone del Dipartimento di Stato, presentandosi agli ospiti con la frase: "Sono Joe Biden, sono un fan di Hillary Clinton". Tra gli ospiti della cerimonia c'erano diversi ex-segretari di stato, come Henry Kissinger e Madeleine Albright.
Lady a Foggy Bottom. I due - ha spiegato il portavoce di
Kouchner, Eric Chevallier - discuteranno del rilancio delle
relazioni transatlantiche, delle "maggiori sfide globali e di
questioni internazionali, in particolare di Medio Oriente,
Iran, Iraq, Afghanistan, Darfur e Repubblica democratica del
Congo". Clinton, che si è insediata il 21 gennaio, ha incontrato il collega britannico, David Miliband, e quello tedesco, Frank-Walter Steinmeir.
Accanto a Hillary, sul palco, c'erano anche l'ex-presidente Bill Clinton, la figlia Chelsea e la madre Dorothy. Nel suo discorso di ringraziamento la Clinton ha detto di essere grata al marito Bill "per una vita piena di ogni tipo di esperienze", una frase che, alludendo al travagliato rapporto della coppia "grazie" alla terza incomoda Monica Lewinsky, ha suscitato una fragorosa risata.
Come primo atto Hillary ha telefonato il suo omologo russo Sergei Lavrov. Un colloquio telefonico da cui è emerso che Washington e Mosca si impegneranno a migliorare ulteriormente le relazioni bilaterali. Clinton e Lavrov hanno messo l'accento sul "reciproco interesse nello stabilire un'agenda positiva nelle relazioni" tra Russia e Stati Uniti dopo l'insediamento della nuova amministrazione di Obama.
![]() Hillary e Bill Clinton |
"In particolare", si legge in una nota del ministero degli Esteri russo, "è stata discussa la questione di rafforzare la cooperazione" tra i due Paesi nel campo del "dialogo strategico, della cooperazione economica e degli attuali problemi internazionali, come quello della stabilizzazione dell'Afghanistan".
L'Afghansitan è infatti al centro dell'agenda del presidente Usa. Obama ha infatti promesso che una quota sostanziale dei 14mila soldati americani in Iraq sarà ritirata entro un anno. Contemporaneamente, nell'arco dei prossimi 18 mesi, le forze Usa in Afghanistan passeranno da 36mila a 60mila uomini e la Casa Bianca chiederà rinforzi anche agli alleati. Tra l'altro Barack ha nominato come ambasciatore a Kabul Karl Eikenberry, il generale che in passato ha comandato le operazioni in Afghanistan, una scelta insolita per un ruolo diplomatico. Fino a poco tempo fa si criticava il ruolo predominante del Pentagono nella politica estera, ma ora il dossier Afghanistan è in mano a quattro generali: Eikenberry, Petraeus, il comandante a Kabul David McKiernan e il consigliere per la Sicurezza nazionale Jim Jones. A Baghdad invece va un diplomatico, Chris Hill che è stato ambasciatore in Corea del Sud e vice segretario di Stato per l'Asia e il pacifico.
Ma l'obiettivo di portare Kabul al centro della politica estera rischia di diventare un boomerang per Barack. L’Afghanistan, scrive Newsweek in copertina, potrebbe diventare, forse è già, “il Vietnam di Obama”. "Non esiste una via di uscita facile", scrive il direttore dell'edizione internazionale, Fareed Zakaria, che offre una ricetta in quattro punti su come evitare le sabbie mobili del Vietnam afghano, suggerendo innanzitutto un ripensamento della strategia militare.
La popolazione afgana infatti è sempre più ostile ai militari stranieri per via dei frequenti bombardamenti sui civili e per il peggioramento delle condizioni di vita. Il presidente Karzai, intervenendo il 20 gennaio all'apertura del parlamento, ha chiesto alle forze straniere presenti nel paese di "rivedere la strategia militare e di sicurezza".



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