Usa/ Dopo Guantanamo, la pena di morte. La nuova sfida possibile(?) di Obama

Martedì, 3 febbraio 2009 - 16:30:00

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Difficile che Barack Obama affronti il tema dell'abolizione della pena di morte a testa bassa. Ma la lobby abolizionista negli Usa (un Paese che, dopo Cina, Iran e pochi altri regimi, conta il numero più alto di giustiziati al mondo) guarda con fiducia alla Casa Bianca. Durante la campagna elettorale, Obama ha parlato di pena di morte solo in un'occasione, nel giugno scorso, quando la Corte Suprema stabilì che condannare qualcuno alla sentenza capitale per lo stupro di un bimbo è incostituzionale. "Ho detto a più riprese-disse in quell'occasione- che penso che la pena capitale dovrebbe essere applicata in pochissime circostanze per i crimini più efferati". "Io penso che lo stupro di un bimbo piccolo, di sei o otto anni, sia un crimine atroce e che se uno Stato decide che, in limitate, ristrette, ben definite circostanze, la pena di morte è applicabile almeno in via ipotetica, questo non violi la nostra Costituzione".

"Obama e la pena di morte? Penso che cercherà di evitare la questione", liquida il tema Rob Warden, che guida il Center on Wrongful Convictions alla Northwestern University School of Law (l'osservatorio sulle sentenze sbagliate) istituito nella facoltaà di legge di Chicago, la capitale dell'Illinois dove Obama ha a lungo vissuto. "Ci sono troppi problemi pressanti: economia, relazioni internazionali, Medio Oriente, Iraq e Iran e poi ancora Afghanistan e Pakistan. Obama ha gia' troppe crisi da fronteggiare".

In realtà a prescindere dalle sue convinzioni, come presidente Obama non ha il potere di abolire la pena di morte, ma potrebbe influenzare la riforma della giustizia penale e soprattutto le decisioni sulla pena di morte attraverso le sue nomine alla Corte Suprema. L'ultimo presidente Usa che rese pubblica la sua avversione alla pena capitale fu Franklin D. Roosevelt. Quando era governatore dell'Arkansans, Bill Clinton trasformò in ergastolo tutte le sentenze per gli accusati nel 'braccio della morte', un gesto simbolico che pero' gli costò la rielezione. E memore dello schiaffo, Clinton non tornò mai sulla questione da presidente.


Obama dietro le quinte
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Obama è un politico "molto accorto, perfettamente consapevole che mostrarsi apertamente contrario alla pena di morte gli avrebbe impedito di essere eletto", dice Jennifer Bishop-Jenkins, in prima linea nel movimento abolizionista statunitense. L'avvocato ricorda che, quando nel'Illinois si arrivò a una riforma della legislazione in materia, Obama si mostroò defilato, ma fu poi decisivo per l'inserimento di alcuni cambiamenti garantisti nello statuto per le forze dell'ordine (per esempio, l'obbligo di registrare gli interrogatori nei casi di omicidio).



E lo statuto, che è stato poi adottato anche da altri Stati, è attualmente considerato decisivo per evitare confessioni estorte. Da quando la pena di morte è stata reintrodotta nel 1976, è stata utilizzato solo per assassini e loro complici; e l'ultima persona giustiziata negli Usa senza essere stato condannato per omicidio risale al 1964. Ma gli abolizionisti si augurano che una presa di posizione, almeno a livello morale, possa portare a un cambio di mentalita' del Paese, dove peraltro i favorevoli alla pena di morte sono la grande maggioranza (il 65 per cento, secondo un recente sondaggio): "Il successo politico di Barack è vitale per riforme di lungo termine e di amplissimo raggio: lui ci deve trasformare dalla nazione che siamo in quella che dovremmo essere. E deve portare tutta la nostra nazione, troppo conservatrice, in un posto migliore".

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