Usa/ Il politologo Parsi ad Affaritaliani.it: il crack dell'economia? Un boomerang per Obama

Sabato, 20 settembre 2008 - 15:54:00


Barack Obama è tornato in testa nei sondaggi, attestandosi due punti sopra il rivale John McCain (47-45%). Secondo le rilevazioni Reuters-Zogby, calcolando il margine di errore del 3,1%, tra i due candidati nella corsa alla Casa Bianca, sarebbe però 'testa a testa'. Obama aveva perso terreno dopo la convention repubblicana, arrivando ad un distacco di 5 punti percentuali a vantaggio di John McCain.

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Il crack economico negli Stati Uniti? Un boomerang per Obama. "Se la crisi continua, è possibile che negli americani prevalga la paura, il timore rispetto alla voglia di cambiare in positivo", spiega ad Affaritaliani.it il politologo Vittorio Emanuele Parsi, professore ordinario di Relazioni Internazionali nell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. "La domanda è: gli americani il 4 novembre, vorranno cambiare con Obama o preferiranno affidarsi alle mani esperte di McCain?".

L'intervista

In che modo la crisi finanziaria negli Usa influisce sulla corsa alla Casa Bianca?
"Sposta il dibattito dai temi della guerra a quelli dell'economia. In generale, la campagna elettorale è influenzata da fattori di politica interna e in particolar modo dalla congiuntura economia. E' sempre così, ma quando un paese è coinvolto in conflitti che si prolungano, allora la politica estera diventa centrale. In quest'anno e mezzo con l'invio delle truppe in Iraq, il surge del generale Petraus, l'Iraq è scivolato fuori dal dibattito. E ora la crisi economica lo fa fuori completamente".

Ma tra Obama e McCain, chi può giovarsi della crisi?
"In parte McCain".

Nonostante Bush?
"Ha solo un piccolo vantaggio, perché l'Amministrazione Bush è al governo. In una fase come questa è difficile imputare al presidente delle responsabilità specifiche. Per dirla con una battuta: 'Piove governo ladro' funziona anche negli States... ma in misura minore che in Italia e in Europa".

Qunidi la crisi aiuta solo McCain...
"Sia lui, in quanto sposta l'asse del dibattito, sia Obama, che potrebbe beneficiarsi dalla gestione repubblicana. Ma il punto vero è: che influenza avrà sulla voglia di cambiamento degli americani?".

Cioè?
"Se la crisi prosegue è possibile che negli americani prevalga la paura, il timore rispetto alla voglia di cambiare in positivo. Allora in questo senso è possibile che si sentano più rassicurati da uno che ha esperienza, come McCain, che ha diversi mandati alle spalle e una buona competenza economica. Quindi, è vero che in teoria la crisi dovrebbe favorire Obama, ma se la gente inzia ad avere paura la domanda è: vorranno cambiare o preferiranno affidarsi a mani esperte?".

Quindi ora Obama è constretto a inseguire il rivale?
"Se paragoniamo Barack a Kennedy bisogna però ricordare che negli anni in cui JFK diventò presidente furono anni in cui l'America non era in crisi. Allora c'era voglia di cambiamento, di scrollarsi di dosso la Guerra Fredda. La gente voleva cambiare perché era stanca dell'aria stantìa che aveva reppresentato la presidenza Eisenhower. Ma ora, se gli americani sono preoccupati per la crisi e per la perdita del lavoro, non so quanto il messaggio di Obama possa essere eccessivo. Ci sono troppi elementi di novità che possono preoccupare".

Che cosa deve fare Obama di fronte alla crisi?
"Deve fare outing e spiegare qual è il suo punto di vista. Gli strumenti del suo progetto. In realtà, in nessuno dei due discorsi di accettazione delle nomina c'è stara una grande esposizione degli strumenti con i quali ci si intende muovere. La ricetta economica dei due candidati non è poi così distante. Entrambi hanno premuto il tasto su formazione, opportunità, scarso interventismo statale. Si gioca di più sui componenti di percezioni psicologica che non sui contenuti".

Sarah Palin può aiutare McCain in vista del 4 novembre?
"La scelta è stata buona perché ha messo in difficoltà l'attacco degli avversari".

Boom di ascolti per la parodia di Sarah Palin e Hillary Clinton. CLICCA QUI PER GUARDARE IL VIDEO


Sarah Palin e Hillary Clinton

(Segue l'intervista al politologo Parsi)

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