Usa/ Cambiamento sì ma con moderazione
Di Valentina Pasquali
Washington D.C. – A sorpresa, il Presidente Obama è tornato sui propri passi mercoledì bloccando la pubblicazione di una serie di fotografie che ritraggono soldati americani nell’atto di fare violenza su prigionieri in Iraq. Su richiesta dell’ACLU (American Civil Liberties Union), che sta portando avanti una causa legale sin dal 2003, una corte federale aveva stabilito qualche settimana fa che il governo avrebbe dovuto rendere pubbliche queste immagini sulla base del Freedom of Information Act, una legge che consente ai privati cittadini di ottenere dal governo degli Stati Uniti informazioni altrimenti classificate, a meno che queste non mettano a repentaglio la sicurezza nazionale. Obama aveva inizialmente dato il proprio consenso al verdetto giudiziario e solo ieri, dopo aver ricevuto forti pressioni dal Pentagono, ha deciso di contestare l’ordine dei giudici, scatenando così le ire dei propri sostenitori e, in genereale, della società civile americana.
Da candidato alla Casa Bianca, Barack Obama aveva scelto l’anno passato di portare avanti una campagna elettorale centrata su parole d’ordine quali cambiamento e trasparenza. Allo stesso tempo, Obama ha sempre promesso moderazione, vantando spesso la capacità di trovare punti d’accordo anche con i propri avversari. Per Obama, è stata questa la strategia vincente per convincere gli americani a votarlo: da un lato i progressisti hanno riconosciuto in lui l’inizo di una nuova era democratica, dall’altra i moderati hanno scongiurato il pericolo di un nuovo presidente che fosse completamente in mano all’ala liberal del partito dell’asinello.
Oggi, da presidente degli Stati Uniti, Obama continua a cercare di trovare un giusto, e difficile, compromesso tra novità e moderazione. Il risultato di questo sforzo di mediazione è una politica che molti dei suoi sostenitori, ma a questo punto anche un numero crescente di esperti, considerano eccessivamente diluita perchè si possa sperare che ottenga gli effetti desiderati. D’altro canto, questa stessa strategia sta consentendo all’amministrazione in carica di lavorare a ritmi forzati, avendo già fatto approvare un numero notevole di misure legislative grazie a un generale sostegno del Congresso (e a una maggioranza democratica molto forte).



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