Bnl-Unipol/ Berlusconi rinviato a giudizio

Ora basta: la vera priorita' e' la riforma della giustizia. Silvio Berlusconi torna a tuonare contro i magistrati politicizzati, che usano la giustizia solo a fini politici per farmi fuori definitivamente dalla scena e per raggiungere l'obiettivo, e' il ragionamento del Cavaliere, non si fermano davanti a nulla. Il rinvio a giudizio per il 'caso Unipol' e' la goccia che fa traboccare il vaso e l'ex premier e' intenzionato a dare battaglia. E mentre il Pdl avvia le consultazioni con le altre forze politiche sulla legge elettorale, per Berlusconi la riforma della giustizia torna ad essere centrale. Nessun avvertimento al governo (il sostegno all'esecutivo non e' in discussione, assicura l'ex capo del governo), nessun aut aut ai partiti che sostengono Monti, ne' l'intenzione di mettere i bastoni tra le ruote a una possibile intesa sulle riforme. Ma il Cavaliere, viene riferito da fonti Pdl, non ci sta a essere l'unico a rimetterci e a subire le conseguenze del passo indietro fatto per senso di responsabilita'. Tanto piu', ha osservato amaramente con alcuni fedelissimi, per un'accusa del tutto "infondata", che non sta ne' in cielo ne' in terra: e' il colmo - sarebbe stato il commento del Cavaliere - io che vengo accusato di aver fatto una cosa (ascoltato la telefonata tra Consorte e Fassino) di cui invece sono da sempre la vittima per eccellenza.
L'ex alleato Umberto Bossi, spiegano in ambienti pidiellini, nel lungo incontro di ieri sera aveva avvertito Berlusconi: se vai avanti cosi' segni la tua fine. Stacca la spina al governo e andiamo al voto con questa legge. L'attuale sistema elettorale, infatti, garantirebbe al Senatur la possibilita' di ridimensionare i maroniani. Obiettivo che potrebbe essere raggiunto anche con l'offerta all'ex titolare del Viminale (argomento discusso ieri nella cena ad Arcore) della poltrona di Formigoni. Bossi avrebbe ottenuto rassicurazioni da Berlusconi: nessuno vuole isolare la Lega, il Pdl non mira a escludere il Carroccio e farlo diventare residuale. Il Senatur avrebbe quindi incassato la garanzia che l'ex alleato non si prestera' mai a dar vita a una legge elettorale contro la Lega. Concetto ribadito anche oggi nell'incontro tra le due delegazioni. Per l'ex ministro delle Riforme, del resto - e questo Bossi lo ha detto chiaramente al Cavaliere - il tema della riforma del sistema di voto rischia di spaccare nuovamente il Carroccio e Bossi non puo' certo permetterselo, alla vigilia di importanti congressi che potrebbero decretare una nuova vittoria dei maroniani. Cosi', il Cavaliere assicura al leader dei lumbard che riforma elettorale e istituzionale andranno avanti di pari passo, un modo per il Carroccio di prendere tempo (i tempi sono stretti - e' il ragionamento di alcune camicie verdi, e non si arrivera' a un'intesa).
Sullo sfondo, resta il nodo del 'dopo-Monti' e, ancor prima, delle alleanze per le amministrative. Il Cavaliere continua a confidare che alla fine la Lega non correra' da sola (magari lo fara' in alcuni comuni per mantenere la linea), ma nel frattempo e' necessario ridare centralita' all'azione del Pdl e mettere in guardia sia Udc che Carroccio: noi facciamo sul serio e siamo pronti anche a trattare con il Pd. Se la grande coalizione sia il vero obiettivo di Berlusconi, al momento non e' dato sapere. Ma che l'ex premier in diversi colloqui negli ultimi giorni abbia piu' volte ipotizzato anche per il dopo-Monti una larga alleanza in cui siedano sia Pd che Pdl sono in molti a riferirlo. E, soprattutto, c'e' l'intenzione di 'depotenziare' il ruolo di ago della bilancia delll'Udc. La legge elettorale, quindi, puo' rappresentare il giusto strumento per porre la basi di una grande alleanza: da qui l'imput al partito di avviare una sorta di consultazioni per testare la reale volonta' di fare le riforme. Ma il cammino e' tutto in salita: non solo perche' Bossi e' tornato a minacciare il Cavaliere, ma anche perche' uno dei principali attori della strategia berlusconiana, Pierluigi Bersani, gli ha sbattuto la porta in faccia ("dal 2013 basta governissimi").


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