Una domanda sull'Islam
Di Gianni Pardo
Una statistica riguardante il numero di musulmani nel mondo e le percentuali nei vari Paesi rivela la straordinaria diffusione di questa religione (1). È vero che essa ha meno adepti del Cristianesimo, ma è anche vero che il Cristianesimo ha soppiantato religioni politeiste o religioni primitive, mentre l’Islamismo ha soppiantato il Cristianesimo, se pure accettandone gran parte: riconosce la Bibbia, adotta il più rigido monoteismo di origine ebraica, assegna a Gesù il ruolo di profeta. Insomma sembra più un’eresia cristiana di successo che un’autonoma religione. Un’ipotesi è che il Profeta, come tanti “eretici”, abbia voluto ritrovare la fede primitiva, depurandola da tutti gli elementi che l’avevano falsificata e involgarita. La sua “rivoluzione” - che per tanti corrisponde a “grande innovazione” - in realtà indica il ritorno al punto di partenza. È rivoluzione il movimento della Terra intorno al Sole. Nella misura in cui può esserlo una religione, l’Islàm è notevolmente razionale. Maometto comincia col ritenere assurdo che un uomo sia contemporaneamente un uomo e un dio. Dio ce n’è solo uno, è invisibile e ineffabile e non solo è contraddittorio che possa incarnarsi, ma è anche sbagliato rappresentarselo sotto forma umana. Per sradicare questa brutta abitudine (che pure ci ha dato la straordinaria statuaria greca) impone l’iconoclastia più radicale, e per evitare che si passi, per così dire, dall’adorazione dell’immagine di Gesù all’adorazione del Vitello d’Oro, vieta qualunque rappresentazione di esseri animati. Ecco perché la Moschea deve essere spoglia: essa deve suggerire l’idea che Dio va adorato senza cercare di immaginarselo e senza concentrare la propria attenzione su un oggetto quale che sia. Se si è tolto dal Pantheon Gesù, figurarsi se potevano rimanerci la Madonna e i Santi. Un secondo elemento di “razionalità” è il concetto musulmano di Divina Provvidenza. Se Dio è onnisciente, se può tutto e se si occupa dell’umanità (diversamente non ci sarebbe la religione) ne consegue che da un lato Egli sa tutto ciò che avviene e dall’altro permette che avvenga: diversamente potrebbe intervenire. Se non interviene, è segno che reputa giusto che le cose vadano come vanno. E dal momento che Allah è buono e misericordioso, dovrebbe andar bene anche a noi. Islàm significa abbandono alla volontà di Dio.
Nel Cristianesimo vige al contrario una regola contraddittoria: “aiutati ché Dio ti aiuta”. E il pio musulmano può sempre obiettare: se Dio vuole una cosa, non ha bisogno del mio aiuto. E se non vuole, che diritto ho io di contrastare la sua volontà? Purtroppo, questo ragionamento si è sposato con l’indolenza araba dando origine alla arretratezza dei Paesi islamici. Ma l’errore è nel concetto di Divina Provvidenza in sé (di cui non si vede traccia nella realtà) piuttosto che nelle conseguenze che ne ricava Maometto. La massima perplessità nasce tuttavia dal successo dell’Islàm. Non si fa razzismo, si fa questione di livello di civiltà. Non c’è dubbio che anche nel Settimo e nell’Ottavo Secolo l’Occidente era più sviluppato, colto e profondamente romanizzato dell’Arabia. Qui molti abitanti erano ancora dediti al nomadismo. Gli eruditi ci saranno pure stati ma c’erano certamente più persone colte in Occidente (si pensi ai monaci) che altrove. Come mai in Europa si è rimasti legati alla doppia natura di Gesù e al nostro popolatissimo Pantheon, mentre in Arabia, nel Maghreb, in Africa, in Pakistan e persino in Indonesia le folle si sono convertite a questa religione astratta, essenziale, meno “illogica” del Cristianesimo? È vero che l’Islàm offre all’individuo un principio molto comodo: quello della totale deresponsabilizzazione. Perfino gli impegni che si prendono sono meno cogenti che nel mondo cristiano. Noi diciamo “lo farò”, loro dicono “lo farò, Insciallah, se Dio vuole”.
E se non lo farò vorrà dire che Dio non ha voluto. Non sarò l’unico responsabile. Ma a fronte di questo vantaggio, per così dire “giuridico”, viene a mancare il conforto di un Dio che, essendo (stato) anche uomo ci è molto vicino, ci può amare da uomo e può essere amato come si ama un uomo. Le suore sono “spose di Cristo”. Inoltre, se non si osa sperare nell’aiuto di Dio Padre, si può essere devoti di un Santo piccolo e periferico, Padre Pio, che si sentirà onorato della nostra attenzione e forse si occuperà con più cura di noi. Come un deputato di provincia. Indubbiamente i paralleli fra le due religioni sono molto più numerosi, e ciascuno è capace di farli da sé. Ma la domanda rimane: come mai l’Islamismo ha attecchito presso i popoli arretrati e non nell’Europa Occidentale? Qual è stato il fascino che ha spinto popolazioni pressoché primitive a preferirlo al Cristianesimo, tanto più vicino ad un’umanità che ha difficoltà con le astrazioni, che ha bisogno di immaginare Dio come un Uomo Amico, e che per millenni, dovunque, a parte gli ebrei, è stata dedita al politeismo?
giannipardo@libero.it, pardonuovo.myblog.it 12 maggio 2011
http://www.islamicweb.com/begin/population.htm



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