Una cicatrice nell'anima
Di Giuseppe Baiocchi
E' difficile ritrovare l'angoscia e lo smarrimento che in dimensione planetaria suscitò in quel sereno giorno di fine estate l'attacco terroristico alle Twin Towers. La forza devastante di quelle immagini (sembrava un film con gli "effetti speciali", ma era una tragica e indicibile realtà) penetrava nelle coscienze di tutti, lasciava attoniti e ci faceva scoprire completamente inermi e indifesi di fronte a chi aveva scelto di trasformare la propria morte in un'arma micidiale e non contrastabile. Quegli innocenti tremila morti "in diretta", a cominciare da quelli che si gettavano disperati dal centesimo piano delle torri in fiamme, (e ai quali seguiranno - poco noti - gli altri 980, uccisi in lento seguito dalle esalazioni e dai tumori provocati dalla polvere piena d'amianto degli edifici crollati) non si cancellano comunque da quel "Perché ?", la domanda che interpella da allora le coscienze di tutti gli uomini liberi. Certo, il trascorrere del tempo attenua e quasi disperde le emozioni e il dolore. Certo a quello di New York è seguito un rosario senza fine di attentati suicidi della medesima matrice islamica che hanno insanguinato tante città (da Madrid a Londra a tante capitali africane ed asiatiche). Certo, Osama Bin Laden è morto, raggiunto dalla sbrigativa giustizia del paese dei cow-boy (vendetta compiuta da Obama, non da Bush). Certo, nelle celebrazioni della tragica ricorrenza c'è una spasmodica attenzione a circoscrivere il lutto, a limitare la portata del "nemico" di allora, a salutare la bontà del multiculturalismo, ad osannare giustamente la fratellanza di tutte le credenze e di tutti i popoli. Eppure, nonostante la pressione univoca del "politically correct", non sembra questo appaghi e rassicuri nell'opinione pubblica e nel sentire comune quella cicatrice dell'anima, quel sottile velo di inquietudine, quel senso di disagio per il futuro che da quel giorno tremendo non lascia tranquilli e interroga comunque sulla fragilità del nostro vivere associato, tutto esaurito nel gioco infernale di finanze e mercati borsistici.
L'11 settembre (ed è scomodissimo ricordarlo per il melenso buonismo della cultura dominante) non fu scelto a caso: in un cupo simbolismo, rammenta il giorno della Storia del punto massimo di espansione del mondo islamico. Quel giorno (era il 1683) la capitale dell'Impero asburgico, Vienna, stava per cadere sotto l'assedio di preponderanti armate ottomane che, presa Vienna, avrebbero dilagato in tutta Europa. Allora furono fortunosamente fermati e da lì cominciò il loro progressivo arretramento e la perdita di potere. Tuttavia nelle università egiziane e nei circoli intellettuali arabi si fece strada (soprattutto dopo l'abolizione del Califfato voluta dal turco Ataturk nel 1924) il sogno di una riconquista del mondo, accarezzata in particolare da quando la benedizione di Allah aveva portato ai suoi figli il dono del petrolio. E' in questo "humus culturale" che matura in lenta incubazione l'estremismo radicale fino all'esplosione del terrorismo internazionale a lungo alimentato da nuovi adepti pronti alle azioni suicide.
Al Qaeda è forse sconfitta, ma certamente non sradicata. E l'"humus culturale" non si è ancora modificato verso forme di completa accettazione della pacifica convivenza. Qualche preoccupazione suscita ad esempio la difficoltà del processo di integrazione degli immigrati islamici in molte città europee. L'accoglienza è complicata dal fatto che la multiforme realtà islamica non firma intese con lo Stato. Così pure dal problema non piccolo che gli immigrati non si organizzano secondo istituzioni "laiche" (sindacati, associazioni sociali o centri culturali civili) ma fanno esclusivamente riferimento ai capi religiosi. La commistione tra religione e politica (da cui anche i cristiani hanno faticosamente impiegato secoli a liberarsi) è per sua natura foriera di conflitti. E forse aiutare chi arriva a separare la propria vita civile da quella religiosa e a conquistare davvero la "laicità" è l'unica sincera garanzia di poter consegnare quell'11 settembre soltanto al libro della Storia.



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