Un voto chiaro e distinto
di Angelo Maria Perrino
E' a suo modo storico questo secondo week end di giugno 2011, per gli equilibri e di conseguenza per gli assetti politico-governativi e di potere complessivi. Cinquanta milioni di italiani sono chiamati a votare per i referendum e sono dunque oggi fabbri del proprio destino. Lunedi sera, infatti ,quando si conosceranno i risultati dei referendum, nulla resterà come prima. Sia che vincano i sì, sia che vincano i no. O almeno si spera.
Arriveranno infatti, i risultati dell'urna, in un momento politico molto fluido ed evolutivo. Con una maggioranza di centrodestra sempre più sfilacciata e in via di implosione e una sinistra ringalluzzita dai recenti risultati delle amministrative e desiderosa di fare il bis intimando a fine giugno, nell'atteso dibattito sulla fiducia, lo sfratto definitivo al Cavaliere di Arcore e alla sua corte.
Sicché se i Sì usciranno vincenti il processo di delegittimazione di Silvio Berlusconi e la cosiddetta "fine del berlusconismo", troveranno ottimi e probabilmente definitivi argomenti di sostegno.
Viceversa, se la grande mobilitazione (in verità alquanto emotiva, antiberlusconiana a prescindere, poco attenta ai contenuti dei quesiti) delle piazze, degli artisti, dei giovani e del web a favore della spallata finale non ricevesse un feedback positivo dalle urne, dal successo dei No (nel merito o per mancanza di quorum) il governo ricaverebbe un insperato e provvidenziale chiodo in parete su cui tentare di costruire la sua fragile sopravvivenza. Mentre la primavera italiana perderebbe l'onda e andrebbe probabilmente in naftalina.
A lunedì sera dunque, con il fiato sospeso. E tenendo d'occhio alcune situazioni locali particolarmente significative.
Come Milano, ad esempio, la patria di Silvio Berlusconi e dei leghisti di Bossi, dove si cercano conferme al tramonto del centrodestra e, con la nuova giunta ecosolidale di Giuliano Pisapia, alle potenzialità di sviluppo anche nazionale dell' alleanza tra Nichi Vendola di Sel e Rosy Bindi del Pd (premier e vicepremier possibili di un nuovo Ulivo che verrà) ossia di quel patto per la leadership tra la sinistra radicale, ambientalista e dei diritti civili del leader di Terlizzi con l'orecchino e l'ala del cattolicesimo di base della ex ministra della Sanità concorrente grifagna e determinata del segretario Bersani.
Buon voto, dunque. Con l'augurio che esca dalle urne un risultato chiaro, in un senso o nell'altro e non il pareggio di un responso ambiguo (alcuni si, altri no) che consentirebbe a tutti, destra e sinistra, di trovare ottimi argomenti da talk show per proclamarsi vincitori. L'Italia ha bisogno di uscire dal pantano, non può tirare a campare in questo stallo (che forse piace sia a destra che a sinistra), tenuta nel pantano dai tempi dell'opportunismo e del tatticismo politico. Non diamogli, ai politici, l'alibi per traccheggiare ancora. Votiamo chiaro e distinto. Nell'interesse dei cittadini.



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