Un nuovo Centrodestra

Giovedì, 16 giugno 2011 - 16:16:00


Di Adolfo Urso, Fli

Quel che sta accadendo nel Maghreb e nel resto del mondo arabo è pari alla caduta del Muro di Berlino. Allora, l’implosione improvvisa del sistema sovietico ebbe delle ripercussioni immediate in tutto il mondo e soprattutto in Europa, che era stata divisa a metà per mezzo secolo. L’impatto fu superiore in Italia e in Germania, nei due paesi che avevano perso nella seconda guerra mondiale e ch’erano rimasti divisi al loro interno tra i due blocchi contrapposti: divisa la Germania persino nel territorio, divisa l’Italia sul piano culturale e politico. L’impatto fu eccezionale, in Germania provocò la riunificazione e un vortice di riforme e di investimenti che hanno poi creato le premesse dello sviluppo odierno, che stupisce solo chi non conosce la storia. In Italia, purtroppo, invece di innescare una reazione positiva, la caduta del muro ha terremotato il sistema politico e persino economico, impantanando ogni cosa in un bipolarismo tribale e profondamente immaturo. Di riforme si è parlato molto, forse troppo, ma non si è fatto sostanzialmente nulla. La Germania si è riunificata in una comunità di destino, trovando la sua via nella globalizzazione; l’Italia si è dispersa, frantumata, smarrendosi nel mondo che s’apriva.

Oggi un evento di pari magnitudine colpisce la nostra frontiera meridionale ed avrà altre conseguenze su un sistema già debole e precario, squassato dalle lacerazioni istituzionali e dalla “guerra politica” che non risparmia nulla e nessuno. La violenza delle aggressioni è tale che nessuno può rimanere immune. Dove andremo a finire?, si chiedono in molti.

La nostra Italia è più esposta di altri al flusso migratorio che preme dal sud, senza aver nemmeno cercato di delineare una politica per l’integrazione e troppo debole sul piano sociale ed occupazionale. L’Italia è più esposta di altri sul piano dell’approvvigionamento energetico: dipendiamo da petrolio e gas più di chiunque, e il rientro al nucleare è ritardato dall’insipienza del governo e dalla demagogia dell’opposizione. L’Italia è più esposta di altri con il suo sistema imprenditoriale impegnato in prima linea proprio nella sponda sud del Mediterraneo, di cui siamo di gran lunga il primo partner commerciale, e in tutto il Grande Medio Oriente. Per questo, in Italia più che altrove occorrerebbe trovare almeno questa volta la ragione dell’unità e del bene comune e fare, ora più che mai, quello che la Germania fece subito dopo la caduta del Muro, attraverso una assunzione collettiva di responsabilità che giunse anche al governo di Grande Coalizione.

Occorre capire che il futuro è già in noi. E che dobbiamo avere le lenti giuste e il cuore aperto per leggerlo. Siamo già da oltre dieci anni in un altro millennio e ci comportiamo ancora come se fossimo immersi nel Novecento, senza nemmeno la nobiltà ideale che comunque mobilitava le masse e certamente anche le classi dirigenti nel secolo delle ideologie. Sono rimaste ed anzi si sono acuite le divisioni, sino a diventare lacerazioni, senza più le motivazioni che le giustificano.

Le personalità che abbiamo scelto, alcune note, altre sconosciute ai più, hanno contribuito a indicare vie e prospettive in molti ambiti, politici, sociali, scientifici, economici, nel tentativo di delineare scenari più che di realizzare pronostici. Le loro opere e le loro azioni sono come stelle in un cielo buio e in una notte ventosa che possono aiutarci a capire quale sentiero percorrere per consentire al nostro paese di trovare la sua dimensione nella nuova epoca.

Vi confesso che abbiamo dovuto faticare a individuare due italiani tra le quindici personalità che vi proponiamo di leggere e seguire. Sergio Marchionne e Paolo Dall’Oglio ci sono sembrati degni di salire su questo ideale podio: il primo, perché ha saputo leggere la globalizzazione e individuare una strada per fare della principale azienda ideale un competitor mondiale, a costo di spezzare le logiche consociative nazionali: ha fatto più riforme lui in pochi mesi che la classe politica in due decenni! Il secondo, perché ha aperto la strada ad una interpretazione moderna del dialogo interreligioso, frantumando steccati e tabù, in un paese in cui prevale ancora la logica del piccolo campanile, e dove presentismo e localismo imperano. Marchionne di fatto ha una cultura canadese, Dall’Oglio vive in Siria, insomma si riesce a leggere lontano più lontani si sta dall’Italia. Un brutto segnale, forse il peggiore. Ma anche uno sprone ad aprrsi al mondo e al futuro. Ora o mai più.

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