Pd/ Primarie flop in Umbria

Lunedì, 8 febbraio 2010 - 09:28:00


Catiuscia Marini
Catiuscia Marini
L'Umbria rossa si adegua: candidata alla carica di Governatore sarà Catiuscia Marini che vince le primarie di partito col 55 per cento dei voti ed ha la meglio su Gianpiero Bocci. In 54 mila vanno a votare: 25 mila in meno di quelli che a ottobre decisero di partecipare alla conta tra Bersani e Franceschini. Le primarie inventate in quattro giorni dal Pd sanno di regolamento di conti interni e invogliano alla diserzione, al boicottaggio. "Così ci siamo fatti del male", dice Stefano Bigaroni, il sindaco veltroniano di Narni che guida la rivolta degli esclusi.

Ha dell'incredibile la vicenda umbra. Un capitombolo all'ingiù, una repentina guerra di retrovia tra ex democristiani ed ex comunisti divisi dalle gelosie più che dai programmi. Due candidati sbucati all'improvviso, in limine mortis. Due candidati inventati pur di sbarrare la corsa a coloro che dall'inizio avevano voglia di farla: la presidente uscente, e donna forte del partito, Maria Rita Lorenzetti, e Mauro Agostini, senatore veltroniano.

Il Pd ha detto no alla sua Rita per il troppo carico di mandati (sarebbe stato il terzo). Sguarnita la prima fila si è cercato nella seconda: la giovane Catiuscia Marini, per l'area bersaniana, è entrata in pista la settimana scorsa. A quel punto gli ex dc, che dalla Margherita hanno tutti trovato collocazione nell'area Franceschini, hanno preferito uno di loro, il deputato Gianpiero Bocci, ad Agostini, mite sì ma pur sempre ex diessino. Pugnalato alla schiena cinque minuti prima di depositare la candidatura.

E' esplosa una guerra senza senso ma cruenta. Ed è parso possibile vedere il fungo bianco spuntare e crescere a dismisura sotto l'albero rosso. Un incubo o un sogno, a seconda dei punti di vista. Bocci stava sognando davvero. All'ora di pranzo in un ristorante di Perugia: "La battaglia è aperta, e diciamo che sulla schedina farebbe bene a mettere una tripla".

Ha mobilitato tutte le risorse: gli amici, gli amici degli amici e anche, a dire dei detrattori, i nemici del Pd. A Spoleto, per esempio, sarebbe stato visto votare il coordinatore di un circolo di Forza Italia. Per chi? Ma è chiaro! E telefonate hanno raggiunto i dirigenti delle Asl, e quelli comunali e ancora altri. Un presidente di seggio ha abbandonato lo scrutinio per protesta. A Todi, dove vive Catiuscia Marini, i primi segnali sono stati da paura: "Stanno succedento cose spaventose. Sembra di essere in Campania".

Allarmato era parso anche Pierluigi Bersani che due giorni fa era accorso a Orvieto per cercare di dare un senso a questa storia: "I conti li facciamo dopo". Dopo sì. Bisognava aspettare che queste benedette primarie finisssero. La situazione è stata piuttosto confusa fino alla fine. A Terni e Narni, dove i veltroniani sono forti, il vento era cattivo e gelido. La bassa Umbria mugugnava. A Perugia le cose andavano così e così: a parte l'entusiasmo, pari a zero, in alcuni seggi si registravano punte accettabili.

In altri deserti inimmaginabili. Votava invece e bene l'alta Umbria, ma a nord est, nella Valnerina dov'è il loro covo, gli ex democristiani sembravano più pimpanti, più smagati, più a loro agio intravedendo addirittura un'Opa sul gigante diessino. Davide trotterellava fiducioso contro Golia, più impacciato e stanco.

I numeri sono numeri però e certo l'egemonia diessina alla fine è stata larga e riconoscibile. Centinaia di sindaci contro le decine, una falange incomparabile. La questione era stata: questa falange sta combattendo? "Qui a Todi, che è la mia città posso assicurarle che tutto è a posto". Di Todi la Marini è stata sindaco: "Ma io non possiedo elenchi telefonici, non ho centralini all'opera. Ho girato dove ho potuto, chiamo chi conosco". Sulla Marini si è giocata l'onore anche la presidente uscente che infatti da Foligno, dove abita, ha consigliato e indirizzato, convocato e diramato. Con la conta, la grande paura è passata: Catiuscia di misura ha vinto. I rossi restano al loro posto. Per adesso.

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