Mameli-dialetti, Carroccio all'attacco

Lunedì, 17 agosto 2009 - 08:50:00


Bossi dito
Umberto Bossi

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Il ministro per le Riforme Umberto Bossi è a Ponte di Legno, dove ogni anno va in vacanza e dove ogni anno, specie di questi tempi, ingaggia una sorta di competizione con i suoi colleghi della Lega a chi riesce a tenere più alta l'attenzione dei media con le rispettive esternazioni. Stavolta la sfida è sull'inno nazionale e sui dialetti, con accenti che inducono diversi esponenti della maggioranza a prendere le distanze e a parlare di "dichiarazioni propagandistiche che indeboliscono il programma di governo". Ha cominciato lo stesso Bossi, durante la festa della Lega, appunto, a Ponte di Legno, dicendo: "Quando cantiamo il nostro inno, Va' pensiero - il celebre coro del Nabucco di Verdi n.d.r. - tutti lo cantano perché si conoscono le parole, non succede come con l'inno italiano che invece nessuno conosce".

Poco prima, presentando il trailer del film Barbarossa, che verrà proiettato in anteprima il 2 ottobre prossimo nel Castello Sforzesco a Milano, il leader del Carroccio aveva anche affermato: "Il nuovo potere e il Barbarossa oggi abitano nella capitale, con questo film vogliamo lanciare un messaggio a Roma ladrona: non esagerare". Bossi non ha saputo trattenere le lacrime per le scene delle battaglie e ha invitato a partecipare alla prima del film: "Vi regaleranno un libro che metterete nel posto più bello della vostra casa e quella serata non la dimenticherete. Ci saranno ambasciatori, consoli e tanti personaggi che di solito vedete solo sui giornali. Resterete a bocca aperta". "Vedrete - ha proseguito dopo un lungo racconto storico sulla Lega Lombarda - la storia del grande popolo padano che è sempre stato schiacciato dal dominio del centralismo romano".

Sempre a Ponte di Legno è quindi arrivato un altro ministro della Repubblica, Roberto Calderoli, il quale ha annunciato: "L'anno scorso a Ferragosto ho portato la bozza del federalismo fiscale che, in meno di un anno, è diventata legge. Oggi Bossi ha in mano la bozza di legge sui dialetti e vi garantisco che non durerà tanto di più per diventare legge". "Nel 2006 - ha aggiunto il ministro della Semplificazione - avevamo presentato una proposta di legge costituzionale perché ci fosse la tutela delle lingue locali e dei dialetti e anche della lingua italiana. Oggi, infatti, la lingua italiana è il dialetto romanesco che ci passa la Rai". Calderoli è quindi tornato sulla polemica delle scorse settimane sull'esame di dialetto per gli insegnanti: "Noi vogliamo un esame per far sì che chi prende 110 e lode a Reggio Calabria venga riqualificato rispetto all'80 che avrebbe preso a Milano".

IL PDL PRENDE LE DISTANZE - Il commento più incisivo da parte del Pdl è quello del ministro della Cultura Sandro Bondi, coordinatore del partito di Berlusconi: "Le ripetute dichiarazioni propagandistiche, ad uso dei militanti della Lega ma non solo, indeboliscono e offuscano un serio programma di cambiamento economico, sociale e istituzionale che tutte le forze politiche dell'attuale maggioranza sono impegnate a sostenere".

"Derubricare le dichiarazioni di Umberto Bossi a chiacchiere estive - ha scritto Bondi in una nota - amplificate da mezzi di informazione avidi di notizie clamorose, non sarebbe rispettoso dell'intelligenza politica e dell'umanità personale del leader della Lega". "Mi chiedo piuttosto e desidererei chiedere agli amici della Lega - ha aggiunto il coordinatore Pdl - che rapporto vi sia tra i programmi di modernizzazione del Paese, che la Lega giustamente pone al centro della propria azione politica, e che costituiscono il nucleo fondamentale del programma di governo, e le ripetute dichiarazioni propagandistiche, ad uso dei militanti della Lega ma non solo, che indeboliscono e offuscano un serio programma di cambiamento economico, sociale e istituzionale che tutte le forze politiche dell'attuale maggioranza sono impegnate a sostenere".

Il presidente vicario del gruppo Pdl alla Camera, Italo Bocchino, è entrato nel merito della parole di Calderoli: "Il disegno di legge sui dialetti di cui parla è ben diverso da quello sul federalismo, non facendo parte del programma di governo. Non c'è pertanto nessun vincolo di maggioranza e non ci sarà lanostra disponibilità a votarlo". Non s'è fatta attendere neanche la replica del presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri: "L'Inno di Mameli non si tocca e nessuno lo cambierà e comunque non sopravvaluto le attività di tradizionale propaganda estiva di Bossi e della Lega".

Così come non ha tardato il commento alle affermazioni di Bossi e Calderoli, di Daniele Capezzone, portavoce del Pdl: "E' auspicabile che si torni presto a parlare di cose serie, limitando lo spazio ora occupato copiosamente da questioni non rilevanti". "Anch'io vorrei ribadire - ha aggiunto - che, per i nostri giovani e per le loro prospettive di lavoro, le ore di inglese sono e saranno molto più utili di qualche improbabile ora di bergamasco o viterbese o avellinese. Sarebbe il caso che tutti, inclusi gli amici della Lega, lo tenessimo ben presente".

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