Incubo Irlanda del Nord: si teme una nuova Bosnia
| Terrore in Irlanda del Nord: si teme un attentato Irlanda del Nord/ Fermato 18enne per uccisione poliziotto |
Ci volevano gli attentati delle cellule ribelli dell’I.R.A. per capire quanto il nord Irlanda abbia voglia di pace e quanto quella pace sia ancora e sempre in bilico a 10 anni dagli accordi del Venerdì Santo. Il 7 marzo scorso l’assassinio davanti a una caserma di due giovani soldati e il ferimento di 4 civili in un agguato da parte del gruppo Real Ira ha dato la sensazione che il tempo fosse improvvisamente tornato indietro di 10 anni in Ulster. L’uccisione due giorni dopo di un poliziotto freddato alla nuca da parte di Continuity Ira, un altro gruppo ribelle, e il ritrovamento recente di 135 kg di esplosivo pronto per essere usato, hanno confermato quella sensazione. Ma lo Sinn Féin, ex braccio politico ed erede diretto dell’Irish Repubblican Army, nonché partito cattolico più votato alle ultime elezioni, ha dato la misura di quanto il tempo fosse passato. Al grido delle parole d’ordine “collaboriamo con la polizia”, i suoi dirigenti hanno dato voce alla rivoluzione silenziosa che ha cambiato l’animo degli indipendentisti cattolici dopo 10 anni di convivenza pacifica con il nemico. A far capire chiaramente la posizione del partito è stato il suo leader Gerry Adams che ha dichiarato ai giornalisti, subito dopo il primo attentato, che l’azione della Real Ira è stata sbagliata e controproducente oltreché senza strategia per la causa dell’Irlanda del Nord. Una condanna più politica che umana, ma pur sempre una condanna.
A togliere ogni ambiguità alle sue parole è stato lo stesso Gerry Adams dopo il secondo attentato: ha chiesto infatti ai membri del partito e ai suoi sostenitori di contribuire alla cattura dei responsabili facendo cadere il muro di omertà che da sempre contraddistingue la comunità cattolica nord irlandese. Sapeva perfettamente di cosa parlava: la maggioranza silenziosa ha sempre infatti tenuto un comportamento ambiguo nei confronti dei militanti che si macchiavano le mani di sangue. Come agli inizi degli anni ’70 le Brigate Rosse per il Partito Comunista Italiano erano compagni che sbagliavano, così i militanti dell’Ira per la gente comune erano fratelli e amici (spesso letteralmente) che commettevano errori. Ha rincarato la dose il deputato all’assemblea parlamentare di Belfast Gerry Kelly, ex militante a mano armato dell’Ira famoso in patria per essere stato tra gli organizzatori dell’attentato alla Corte Criminale di Londra nel 1973 e tra i protagonisti della fuga di massa dal carcere dei capi dell’organizzazione irredentista dieci anni dopo. “Ogni cittadino in possesso di informazioni precise ha il dovere di trasmetterle agli inquirenti” sono state le sue parole. Non ha invece usato mezzi termini nei confronti dei gruppi armati dissidenti Martin Mc Guinness, anche lui ex militante dell’Ira e ora vicepremier nel governo di coalizione con i democratici unionisti protestanti: “I terroristi sono traditori dell’isola d’Irlanda” è stata la sua trasparente dichiarazione. Parole dure che regolano i conti con quel “vi siete venduti al nemico” scritto dagli irriducibili sui muri di molti edifici proprio riferendosi a lui e ai suoi colleghi di partito. Frasi che da queste parti equivalgono a condanne a morte.
A pensarla così, secondo le stime dei servizi di sicurezza, sono almeno un centinaio di uomini con le armi in mano che hanno dichiarato una nuova guerra ad oltranza fino a che l’Irlanda del Nord non sarà cattolica, indipendente ed eventualmente ricongiunta con la Repubblica d’Irlanda. Un obiettivo ancora condiviso dai dirigenti dello Sinn Féin che però credono che invece debba essere perseguito pacificamente a forza di voti e trattative. Ormai probabilmente consapevoli, così come i loro sostenitori scesi in piazza in nome della pace, che rimarrà per sempre un’intima utopia: gli inglesi infatti non se ne andranno mai e il Nord Irlanda non si congiungerà mai con la Repubblica d’Irlanda. A non volere che le forze britanniche se ne vadano è lo stesso governo di Dublino terrorizzato all’idea che l’Ulster possa trasformarsi in una nuova Bosnia in cui i cattolici sparano ai loro vicini protestanti discendenti della colonizzazione inglese. E a non volerlo è anche il governo di Londra che teme l’esodo di massa verso l’Inghilterra di milioni di profughi senza più un bene da accasare da qualche parte nell’isola di Albione. Ma la volontà di pace non basterà se lo Sinn Féin non scioccherà tutti in maniera definitiva arrendendosi alla storia e rinunciando pubblicamente all’aspirazione indipendentista per quanto inseguita in maniera pacifica. E la pace non sarà permanente fino a quando cattolici e protestanti non smetteranno di vivere da separati in casa uscendo dai loro ghetti, sia materiali che psicologici, e mischiandosi tra loro. Il vero ostacolo alla pace è infatti il muro che deve ancora cadere dentro le loro menti.



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