Ue/ La Polonia dice no a D'Alema ministro degli Esteri
Massimo D'Alema è tra i favoriti ma non è gradito da tutti. Per i Paesi dell'est un'eventuale sua nomina ad alto rappresentante della politica estera dell'Ue "sarebbe un problema" per via del suo passato nel Pci. Lo ha riferito l'ambasciatore polacco all'Ue, Jan Tombinski, conversando con i giornalisti a Bruxelles. "Abbiamo gia' un presidente della Commissione europea con trascorsi di questo tipo (era un simpatizzante maoista, ndr) e come Alto rappresentante sarebbe meglio una persona la cui autorità non possa essere minata dal suo passato o dalle sue affiliazioni politiche", ha affermato il diplomatico. 
Massimo D'Alema
Tombinski ha sottolineato che per la guida della diplomazia dell'Ue resta favorito il ministro degli Esteri britannico, David Miliband, "probabilmente perché la candidatura di Tony Blair a presidente sta tramontando, anche se niente è ancora escluso". Per la nomina a primo presidente del Consiglio europeo, sono date in ascesa le quotazioni del premier belga Herman Van Rompuy.
BERLUSCONI SCENDE IN CAMPO PER D'ALEMA. Ma a sostegno dell'ex ministro degli Esteri è sceso in campo Berlusconi in prima persona. Il presidente del Consiglio avrebbe chiamato le cancellerie europee per spiegare che quella dell'esponente del Pd "e' una candidatura forte". Secondo quanto si apprende il Cavaliere avrebbe sentito diversi leader europei, tra cui Nicolas Sarkozy e Angela Merkel. Non solo: il presidente del Consiglio avrebbe sondato anche altre cancellerie, come quella inglese e quella portoghese.
Contatti aperti (anche tra Berlusconi ed esponenti del Partito socialista europeo) per portare D'Alema a Bruxelles. Già il 30 ottobre quando era uscito fuori il nome dell'ex presidente del Consiglio per l'incarico di ministro degli Esteri europeo, Palazzo Chigi aveva fatto sapere di seguire la situazione e che nel caso i leader del Partito socialista europeo avessero optato per D'Alema il governo avrebbe valutato la candidatura con "serietà e responsabilità". Ebbene, il sostegno per D'Alema - ribadito nei giorni scorsi anche dal ministro degli Esteri Franco Frattini - potrebbe portare ad un esito positivo della vicenda. Anche perchè fonti riferiscono di un possibile ritiro della candidatura dell'inglese David Milliband, l'eventuale maggiore antagonista di D'Alema nella corsa a 'Mr Pesc'.
La candidatura di Massimo D'Alema e' 'sponsorizzata' anche dal sottosegretario Gianni Letta. Il premier, proprio insieme a Letta, ha lasciato via del Plebiscito per un paio d'ore. Il Cavaliere nei giorni scorsi ha spiegato di credere in un dialogo con il Pd ed una nomina di D'Alema potrebbe favorire il confronto tra i due schieramenti. Nel caso in cui Massimo D'Alema diventasse ministro degli Esteri europeo il Cavaliere comunque dovrebbe trovare una collocazione per Antonio Tajani che potrebbe 'sostituire' Renata Polverini nella corsa alla regione Lazio.
FRATTINI: SOSTERREMO D'ALEMA SE PSE LO PROPORRA'. "Ho detto e ripeto che se emergesse in concreto una proposta del Partito socialista europeo noi la sosterremmo con convinzione". Così il ministro degli Esteri Franco Frattini sulla candidatura di Massimo D'Alema al vertice della politica estera dell'Unione europea. "Avere un italiano in un posto così importante è comunque un onore e un orgoglio per l'Italia", ha aggiunto Frattini, parlando con i giornalisti a Enna.
Intanto da Parigi arriva un duro affondo contro i conservatori britannici, accusati di avere una linea "patetica" sull'Unione europea. Il ministro per l'Europa, Pierre Lellouche, ha avvertito che i leader europei non permetteranno a un eventuale governo di David Cameron di rinegoziare i trattati, come vorrebbe il leader dei Tories. "E' molto triste vedere la Gran Bretagna, così importante in Europa, tagliarsi fuori e sparire dai radar, hanno castrato la vostra influenza britannica nel Parlamento europeo", ha dichiarato Lellouche al Guardian alludendo alla recente uscita dei conservatori britannici dal PPe.Cameron ha dichiarato che "mai più" ci dovranno essere cessioni di sovranità dalla Gran Bretagna a Bruxelles senza un referendum e si è impegnato a far approvare una legge che garantisse la supremazia della legislazione britanniche su quella comunitaria. Il ministro degli Esteri ombra dei Tories, William Hague, ha minimizzato le dichiarazioni di Lellouche, sostenendo che "non sono rappresentative della reazione di Parigi o di altre capitali europee alla politica europea dei Tories".



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