Ue/ Barroso sulla graticola. A caccia di consensi
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L'ex presidente spagnolo, Felipe Gonzàlez, si ritira dalla corsa per la presidenza del Consiglio europeo (l'organo che riunisce i 27 leader nazionali e una delle novità del tanto dibattuto Trattato di Lisbona). "Sarebbe un onore, ma non mi candido". ha affermato l'ex premier socialista al quotidiano britannico Financial Times. Strada libera quindi per l'altro probabile candidato, l'ex premier britannico Tony Blair. |
La rielezione di Barroso non incontra il favore di tutti i gruppi politici, per questo i deputati hanno preferito rimandarla all'autunno, chiedendo un programma dettagliato sulla base del quale valutare il candidato. Settimana scorsa, il presidente uscente ha pubblicato il documento"Orientamenti politici per la prossima Commissione", in cui espone il suo programma e la sua visione dell'Europa, come richiesto da diversi gruppi al Parlamento. Fra le altre priorità, Barroso vede la necessità "di una partnership speciale fra la Commissione e il Parlamento", per esempio attraverso un maggiore coinvolgimento della la Conferenza dei Presidenti dei gruppi parlamentari nelle attività dell'esecutivo.
Ora i capigruppo devono decidere se mettere il voto all'ordine del giorno della prossima sessione plenaria (il 16 settembre), o rimandarla ancora. Fiato sospeso, quindi, fino a giovedì 10, quando la Conferenza dei Presidenti stabilirà l'agenda definitiva della seduta.
OK DEL PPE. Il Partito Popolare Europeo, il gruppo da cui Barroso proviene ha già espresso appoggio totale all’attuale presidente così come quello dei Conservatori e Riformisti europei (ECR) al quale appartengono i conservatori britannici. Con il voto di entrambi i gruppi Barroso ai ggiudica i 65 dei conservatori e i 265 del Ppe. Ma non bastano, per essere rieletto Barroso ha bisogno della maggioranza dei 736 membri del Parlamento Ue.
SCETTICI SOCIALISTI E VERDI. Molto scettici invece i Socialisti. "Sarà difficile per Josè Manuel Durao Barroso avere il sostegno del gruppo dei Socialisti e Democratici se non apporterà modifiche significative al suo programma nella direzione di un'Europa più sociale, più attenta ai consumatori e all'ambiente". È quanto ha indicato il capogruppo dei socialisti europei Martin Schulz, parlando con i giornalisti prima di ascoltare le parole del presidente uscente della Commmissione Ue davanti al gruppo all'Europarlamento.
Schulz ha riconosciuto che il suo compito "non è facile" perchè deve conciliare la posizione di vari primi ministri socialisti che hanno già dato il loro sostegno a Barroso e quella di numerosi partiti socialdemocratici nazionali che invece non sono a suo favore. Schulz ha sottolineato come i socialisti abbiano stoppato Barroso nella precedente tornata del 2004 quando bocciando il nome di Rocco Buttiglione, lo costrinsero a presentare una nuova compagine per la Commissione Ue. "Non escludo nulla", ha affermato il capogruppo dei S&D, spiegando che il gruppo ascolterà le indicazioni di Barroso e deciderà come comportarsi in aula martedì prossimo. Schulz ha anche riferito che giovedì riproporrà la richiesta di rinviare il voto in plenaria alla sessione di ottobre, pur riconoscendo che questa posizione non è maggioritaria fra le formazioni parlamentari, che puntano invece ad un voto il 16 di settembre.
Barroso deve anche fare i conti con l'Alleanza dei Liberali e Democratici e con i Verdi che hanno promosso una campagna di comunicazione contro la sua candidatura.
Come si elegge la Commissione europea
Gli altri membri della Commissione verranno nominati solo dopo il voto di fiducia del Parlamento al Presidente. Sono i Governi nazionali a proporre il nome del proprio commissario (uno per Paese), "d'accordo con il Presidente della Commissione" - specifica il Trattato. Una volta conferite le nomine, la lista completa dev'essere approvata dal Consiglio, ovvero l'insieme dei governi (probabilmente il 29-30 ottobre), e poi dal Parlamento.
Prima di votare la fiducia all'insieme del collegio dei commissari, il Parlamento effettua audizioni individuali a ogni candidato, per verificarne le competenze e vedere se le sue priorità politiche coincidono con quelle dell'aula.
Se il Parlamento esprime parere negativo su un candidato, è prassi che questi si dimetta per non intralciare la nomina della Commissione nel suo insieme.



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