Tribunale di Roma contro la Lega

Mercoledì, 19 ottobre 2011 - 13:59:59
 

Di Tommaso Cinquemani

davide boni 3

Il Tribunale di Roma ha annullato i decreti che istituiscono le sedi periferiche dei ministeri a Villa Reale, Monza. Con un colpo di spugna il giudice Anna Baroncini ha condannato la decisione della Lega come antisindacale. Ma il Carroccio non ci sta. "Noi andiamo avanti, se vogliono ci vengano a prendere", ha affermato Davide Boni, presidente del Consiglio regionale della Lombardia ad Affaritaliani.it. "Da Roma vogliono tagliare le gambe alla Padania".
 

Il tribunale di Roma ha cancellato i ministeri al nord. Che cosa ne pensa?
"Io sono un uomo di movimento e credo che sia il popolo che decide. I tribunali sono pieni di sentenze che poi spesso non vengono neanche applicate. Con buona pace del tribunale di Roma noi i ministeri li abbiamo qui e se qualcuno vuole venire a prenderli andrà in contro a reazioni di popolo".

Come quelle di Roma?
"Non uguali, ma ci sarà di sicuro grande indignazione popolare. Questa è la riprova del fatto che alcune innovazioni nel nostro Paese non vengono accettate perché il sistema sta diventando arcaico e antistorico".

Roma insomma vuole tagliare le gambe alla Padania…
"Certamente. Questo Paese è fatto di due parti diverse che sono state messe assieme artificiosamente".

Quindi voi andrete avanti sulla vostra strada?
"Assolutamente, siamo tranquilli".

LA NOTIZIA

Il tribunale di Roma ha annullato gli effetti dei decreti che istituivano le sedi periferiche dei ministeri a Monza, nella sede di Villa Reale: una battaglia portata avanti e vinta l'estate scorsa dalla Lega Nord. Il colpo di spugna del giudice Anna Baroncini arriva per condotta antisindacale. Il ricorso era stato promosso dai sindacati della presidenza del Consiglio, che avevano appreso "dell'istituzione delle sedi a Monza dai giornali e dai tg - spiega il presidente del consiglio direttivo del Sipre (Sindacato indipendente della presidenza del Consiglio dei ministri,  Alfredo Macrì - La decisione era stata adottata e portata avanti senza coinvolgere le organizzazioni sindacali o attivando, come previsto dalla legge, informazione preventiva e concertazione prima di procedere" al taglio del nastro, trasformatosi l'estate scorsa in una vera e propria festa leghista.

Ora un decreto del giudice del lavoro annulla gli effetti dei provvedimenti "stabilendo la chiusura - fa sapere Macrì - delle sedi periferiche affidate ai ministri Bossi e Calderoli", rispettivamente "un dipartimento e una struttura di missione". Condannando per di più la presidenza del consiglio al pagamento di un terzo delle spese legali. La sentenza, in realtà, si limita ad annullare gli effetti dei provvedimenti che sono stati adottati con condotta antisindacale. "Di fatto - precisa Macrì - le sedi periferiche cessano di essere strutture della presidenza del consiglio. Noi ci eravamo spinti più in là - puntualizza - chiedendo l'annullamento dei decreti istitutivi. Ma questo tipo di decisione è stato rinviato al giudice amministrativo. Tuttavia, la sentenza depositata ci dà ragione e rende inagibili le sedi di Monza".


CALDEROLI - "Le sedi dei ministeri di Monza restano aperte e continuano ad operare". Lo afferma il ministro per la Semplificazione normativa Roberto Calderoli che prosegue: "Valuteremo, dopo averlo letto, il pronunciamento del giudice del lavoro e se vi sono degli aspetti sindacali da affrontare li affronteremo e li risolveremo, ma le sedi di Monza dei ministeri restano aperte e continueranno ad operare".

CIVATI (PD) - E il consigliere regionale del Pd, Giuseppe Civati, commenta: “Adesso il Nord senza i ministeri decentrati voluti dalla Lega come farà? Battute a parte e a prescindere dalle motivazioni con cui la magistratura ha bocciato l’apertura degli uffici a Monza, abbiamo sempre sostenuto che l’iniziativa leghista fosse inopportuna, propagandistica e che non stesse in piedi da diversi punti di vista, come per altro ha avuto modo di rilevare lo stesso Presidente della Repubblica. Ai ministri leghisti invece di scomodare gli organi dello Stato, sarebbe bastato utilizzare al meglio le proprie agende e le proprie sedi di partito per tenere saldi i rapporti con un territorio che si stanno invece oggettivamente sempre più assottigliando, e questo per la loro incapacità di dare risposte serie e credibili ai problemi del paese e del nord”.

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