Guarda il video della clamorosa lite tra Marco Travaglio e il duo Belpietro (Libero) - Porro (Giornale) ad Annozero
Travaglio furioso passa in pochi minuti dall'ironia alla rabbia. Prima, nel suo editoriale, cazzeggia amabilmente sulle frequentazioni di Bertolaso («Sarà un Travaglio a luci rosse», aveva annunciato Santoro provocando risate finto imbarazzate), sui massaggi, le auto, le brasiliane e tutto il resto. Poi torna in studio e inizia a battibeccare con Maurizio Belpietro, direttore di Libero, e Nicola Porro, vicedirettore del Giornale. È un crescendo... GUARDA IL MEMORABILE E INCREDIBILE VIDEO Nel nuovo libro Travaglio attacca anche la sinistra
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LO SPECIALE
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Questo lo dice un paio di volte. «Sei un poveraccio». Lo scambio è di livello, prosegue un paio di volte a ravvivare una serata non strepitosa di "Annozero". Porro suggerisce aspirine. Travaglio copre un paio di volte la voce di Belpietro, che lo punzecchia chiedendo di poter parlare. «Ma parla quanto ti pare», si lancia Marco. Ancora bisticci, ancora mezzi insulti, ancora bei momenti.
Il fatto è che Travaglio che parla di frequentazioni sbagliate espone fatalmente il fianco, e Belpietro ne approfitta in diretta. Basta un nome: Pippo Ciuro. La storia è stata tirata fuori nel 2008 dal "commissario politico" di Repubblica, l'editorialista Giuseppe D'Avanzo che tante volte ha rosolato il Cavaliere.
In un articolo destinato ai faldoni degli appassionati di beghe giornalistiche, D'Avanzo ricostruì i rapporti fra il collega e, appunto, Pippo Ciuro, che poi sarebbe Giuseppe, sottufficiale di polizia giudiziaria condannato a 4 anni e 6 mesi per aver favorito Michele Aiello e aver rivelato segreti d'ufficio utili a favorire la latitanza di Bernardo Provenzano.
Insomma contro Travaglio spuntava la chicca strepitosa per i rivali, sul moralista dai colloqui sospetti, e in più le voci sulla "vacanza coi mafiosi" di Marco in Sicilia. Un casino che andò avanti per settimane. La logica di D'Avanzo, insinuante e spietata, era questa: il "metodo Travaglio" consiste nello scegliere alcuni fatti per inchiodare le persone.
A usare lo stesso metodo, spiegava Repubblica, cosa ne sarebbe di Travaglio? «Cari lettori», scriveva D'Avanzo, «anche Travaglio può essere travolto dal metodo Travaglio. Travaglio - temo - non ha alcun interesse a raccontarvelo (ecco la sua insincerità) e io penso (ripeto) che la sana, necessaria critica alla classe politico-istituzionale meriti onesto giornalismo e fiducia nel destino comune.
Non un qualunquismo antipolitico alimentato, per interesse particolare, da un linciaggio continuo e irrefrenabile che può contaminare la credibilità di ogni istituzione e la rispettabilità di chiunque». Seguirono repliche, controrepliche, querela, tutto sulla falsariga della vecchia storia di quello più puro che ti epura. Lezione che conserva una sua sorprendente attualità.



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