Tornare al proporzionale? Una vera truffa
L'Italia dei Valori ha incontrato il capo dello Stato. Anche noi siamo stati chiamati da lui, come lo sono stati gli altri gruppi politici, e abbiamo così potuto capire un po' meglio cosa sta succedendo.
Ve la voglio raccontare. La questione è la legge elettorale. Un milione e duecentomila cittadini avevano chiesto e chiedono ancora che si possa al più presto fare una nuova legge elettorale che consenta agli elettori di scegliere chi mandare in Parlamento e soprattutto chi mandare a casa. Come sapete la Corte costituzionale ha bocciato questa richiesta di referendum. Sul piano formale non possiamo che prenderne atto. Ne siamo veramente rammaricati, dispiaciuti e anche contrariati, perché, vivaddio, un Paese che ha tanto bisogno di democrazia, nel momento in cui c'è la possibilità di praticare un atto di democrazia diretta come il referendum, bisognerebbe assecondare questa volontà popolare. Credo che anche il capo dello Stato debba averne preso atto con molta riflessione, tant'è che il merito dell'istanza dei cittadini non vuole lasciarlo abbandonato. Sta cioè incontrando i partiti per sapere se se la sentono o no di passare dalle parole ai fatti e fare in Parlamento una nuova legge elettorale. Siamo stati chiamati per questo e abbbiamo detto: “Certo che siamo disposti a fare una nuova legge elettorale, però, signor presidente della Repubblica, quando relazionerà di queste sue audizioni, dica ai presidenti di Camera e Senato che non basta fare un nuova legge elettorale. Pure Calderoli ne ha fatta una e poi l'ha chiamata “porcellum”. Bisogna che questa nuova legge elettorale ridia la parola ai cittadini. Bisogna che in Parlamento ci possano andare persone che siano espressione dei cittadini, e soprattutto che i cittadini, prima di votare, sappiano a quale governo devono affidare le sorti del loro Paese, con nome e cognome; qual è la coalizione che appoggia questo governo e quale programma il governo deve poi portare avanti" Questa idea di cui sentiamo parlare e di cui in questi giorni leggiamo, di tornare al proporzionale, è un'idea furbesca e truffaldina. Cosa vuol dire? Che ogni partito va per sé. Ognuno prende i voti dal proprio elettorato che ha fiducia in lui. Dopo di che se li va a vendere nelle segrete stanze delle segreterie di tutti i partiti, per vedere quale di questi è disposto a fare coalizione.
Ma così il programma ne risentirà. Se io vado a dire agli elettori “Votami perché la prima cosa che farò sarà rimettere il falso in bilancio” mentre quell'altro dice “La prima cosa che farò sarà togliere il falso in bilancio” e poi ci mettiamo insieme, uno dei due elettori l'abbiamo preso in giro! Questo abbiamo chiesto al capo dello Stato e vorremmo che anche voi ci aiutaste a portare avanti la nostra battaglia. Innanzitutto ci vuole eticità nella individuazione dei candidati. Abbiamo chiesto al capo dello Stato di esprimersi chiaramente. Perchè il Parlamento mettesse una regoletta: i condannati non vanno candidati! Deve esserci un divieto di candidatura per le persone condannate in via definitiva. Quelle sotto processo, non devono poter svolgere incarichi di governo. Non possono fare i ministri e i sottosegretari, stare la mattina a palazzo Chigi e il pomeriggio andare in aula di tribunale. Non ha senso e non è credibile per il nostro Paese. Poi stabiliamo delle incompatibilità. Quando uno va in Parlamento, che faccia il parlamentare. Non può fare l'avvocato, o il commercialista e il parlamentare, il direttore di una clinica e il parlamentare, perché poi non si capisce mai se fa le leggi per sé o per il Paese. Anzi, si capisce proprio: se le fa sempre per sé.
Questo è quello che noi vorremmo portare avanti: una legge elettorale al più presto. E poi, fatta la legge elettorale, ci dovremmo ricordare tutti, presidente della Repubblica e del consiglio compresi, che il governo tecnico, dell'emergenza, doveva occuparsi solo di due o tre decreti legge per far quadrare i conti in Europa. E poi non è un'emergenza anche ridare la parola ai cittadini? Allora mentre Monti finisce il suo lavoro, ci auguriamo facendo meglio che nel primo decreto legge che è stato un disastro, il Parlamento si metta ad approvare questa nuova legge elettorale e poi si torni alle urne, perché in democrazia si usa così.
Da antoniodipietro.it


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