I militari cinesi vigilano l'alba di un triste Nuovo Anno tibetano
La tensione rimane comunque alta perché a marzo ricorrono i 50 anni della rivolta anticinese e della fuga in esilio del Dalai Lama, come pure l’anniversario della sanguinosa repressione per le proteste di piazza esplose il 14 marzo 2008.
Sul sito web del governo tibetano in esilio, il Dalai Lama ha denunciato il tentativo delle autorità cinesi di “assoggettare il popolo tibetano a un tale livello di crudeltà e minaccia da non poter essere tollerato, forzandolo a protestare”. Egli ha ammonito a non cadere nella provocazione.
Solo le autorità comuniste negano la tensione e magnificano un preteso grande sviluppo economico. Liu Yunshan, capo del Dipartimento di propaganda del Pc, dice che la politica del governo “ha creato in Tibet un miracolo dopo l’altro”. Wu Jianhua, direttore per il Tibet dell’Ufficio nazionale di statistica, parla di 180 progetti previsti nella regione, per 80 miliardi di yuan tra il 2006 e il 2010. Ma Xu Jianchang, vicedirettore della Commissione regionale per il Tibet per la riforma e lo sviluppo, ammette che il turismo (4 milioni di turisti nel 2007 per un incasso di 4,85 miliardi di yuan) è crollato dopo le proteste del marzo 2008, con grande danno per i redditi locali.



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