Tetto allo stipendio dei manager: Monti li stoppa per decreto

Da un lato la Camera che dà il via libera definitivo al sistema contributivo per i deputati e per i dipendenti di Montecitorio e taglia del 10% lo stipendio del Presidente, dei vicepresidenti, dei questori e dei presidenti di Commissione. Dall'altro il presidente del Consiglio, Mario Monti, che trasmette alle Camere lo schema di decreto che fissa un tetto allo stipendio dei manager pubblici. Così le Istituzioni provano a dare il buon esempio e a fare la propria parte di sacrifici chiesti a tutto il paese nel grave momento di crisi economica.
Oggi toccherà al Senato nell'ufficio di presidenza delle 15 convocato per prendere le medesime decisioni che sono uscite dall'organo omonimo a Montecitorio ieri pomeriggio.
Al termine di una riunione di due ore, l'ufficio di presidenza di Montecitorio per sottolineate i 'sacrifici' chiesti ai deputati riepiloga i tagli e i mancati adeguamenti dello stipendio messi in atto negli ultimi 6 anni: ne viene fuori che se dal 2006 la Camera non avesse toccato gli stipendi dei deputati, oggi l'importo dell'indennità parlamentare sarebbe stato superiore a quello attuale del 20%: sarebbe stata cioè di 6769 euro al mese, ai quali si sarebbero aggiunti i 3.503 euro per le spese di soggiorno (la cosiddetta diaria), e i 3690 euro di rimborso forfetario per le spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori, per un totale di 13962 euro al mese (al lordo delle ritenute regionali e comunali). Oggi invece chi siede tra i banchi di Montecitorio riceve uno stipendio netto che si aggira intorno ai 10.500 euro: 5.246 di indennità parlamentare (al lordo delle addizionali regionali e comunali), 3503 di diaria e 1800 di rimborso forfettario.
La busta paga risulta più magra per il taglio del 50% del rimborso forfettario (i restanti 1800 euro dovranno essere rendicontati con contratti, ricevute ecc.) mentre dalla voci del trattamento economico non viene toccata oggi né la diaria né l'indennità parlamentare: quest'ultima per la verità con il sistema contributivo sarebbe lievitata di 1300 euro a causa di un diverso sistema di tassazione. L'ufficio di presidenza è dovuto intervenire quindi con quello che Antonio Mazzocchi (Pdl), questore della Camera, definisce "un atto di prepotenza che non so se sia giuridicamente valido ma che abbiamo dovuto fare perché il sistema contributivo è sottoposto a un altro tipo di tassazione che avrebbe fatto aumentare lo stipendio del deputato di 1300 euro lordi: si tratta di meno tasse che dovrebbero essere restituite ai deputati. Ma siccome sappiamo che in questo momento non sarebbe stata tollerata una cosa del genere abbiamo deciso di spostare quei soldi in più spettanti ai parlamentari in un fondo Camera". Utilizzabile magari per eventuali ricorsi contro lo stop ai vitalizi come quelli - una ventina - già presentati al Consiglio di Giurisdizione presieduto dal finiano Giuseppe Consolo che si riunirà il prossimo 2 febbraio.
Dal canto suo, Monti accelera sul taglio allo stipendio dei manager pubblici trasmettendo ai presidenti delle Camere lo schema di provvedimento in cui si stabilisce che per i manager delle pubbliche amministrazioni "il trattamento economico complessivo" deve essere parametrato a quello "del primo presidente della Corte di Cassazione" e che inoltre per "dipendenti collocati fuori ruolo o in aspettativa retribuita" in altre pubbliche amministrazioni, "la retribuzione per l'incarico non potrà superare il 25% del loro trattamento economico fondamentale". Per uscire dalle polemiche legate al loro doppio incarico, il ministro dell'Ambiente Corrado Clini e quello dell'istruzione Francesco Profumo hanno lasciato rispettivamente la presidenza di «Area Science Park» di Trieste e la presidenza del Cnr, il Consiglio nazionale delle ricerche.
Il ministro dell'ambiente ha scritto una lettera al presidente del Consiglio, spiegando che «in questi giorni è stata sollevata una polemica pubblica sulla mia presunta incompatibilità».
"Desidero informarti - aggiunge Clini - che ho 'congelato' la mia posizione-funzione di presidente dalla data del giuramento come ministro. Ritengo che la mia decisione di autosospendermi corrisponda a quanto richiesto dalla legge". "Tuttavia - aggiunge Clini - le polemiche sollevate in sede politica e sulla stampa indicano che la questione non può essere affrontata in modo sereno e razionale". Da qui la decisione di dimettersi.
Profumo nella lettera a Monti scrive: "Mi dimetto dalla carica di presidente del Consiglio nazionale delle ricerche per ottemperanza agli obblighi di legge, rispetto delle istituzioni e senso di responsabilità nei confronti del Governo e dello stesso Cnr, dal quale peraltro mi sono immediatamente autosospeso".
Profumo poi precisa: "Nel momento in cui il presidente del Consiglio incaricato, Mario Monti, mi ha onorato della designazione a ministro avevo appena avviato in qualità di presidente del Cnr un complesso processo di modernizzazione organizzativa e gestionale dell'ente. Naturalmente la scelta di autosospendermi e non dimettermi immediatamente aveva la sola finalità di preservare la continuità di azione del Cnr, in una fase particolarmente delicata, evitando in quel momento uno stallo amministrativo che avrebbe rischiato di pregiudicare il processo avviato».


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