Te l'avevo detto
di Gianni Pardo, giannipardo@libero.it, www.DailyBlog.it
Woody Allen rimarrà indimenticabile per certe battute. Per esempio: “Non solo Dio non esiste, ma provate a trovare un idraulico di domenica”. E soprattutto questa: “Le parole più belle non sono: ‘Ti amo’ ma: ‘È benigno’”.
Nella classifica delle più brutte, dopo avere naturalmente assegnato la palma della vittoria a: “Dolente, è maligno”, ai primi posti metteremmo queste parole: “Te l’avevo detto!”. Arrivano sempre come una coltellata. Se la previsione era fondata, perché non si è dato ascolto a chi poi ha dimostrato di saperne di più; se era infondata, perché l’altro si fa forte di una previsione che è andata a segno più o meno per caso. In ogni caso, pur di dare torto all’interlocutore, chiunque sarebbe felice di dimostrare che il cerchio è quadrato.
Certe parole non bisognerebbe mai dirle. Come non bisognerebbe ubriacarsi mai, e mai perdere la pazienza, e mai innamorarsi della persona sbagliata, e mai tradire il coniuge, e mai... Ma siamo umani, e a tutti questi divieti non sempre siamo capaci di obbedire. E infatti oggi commetterò questo peccato.
Nei mesi scorsi si è detto che il Paese stava andando a rotoli. Lo dimostrava la differenza dell’interesse sul debito pubblico che l’Italia doveva offrire rispetto alla Germania (lo spread) pur di vendere i propri Buoni del Tesoro Poliennali. Inoltre, fra le prime cause della drammatica crisi, c’era lo scadimento del livello di credibilità internazionale del nostro governo, reso ridicolo e inaffidabile da un Silvio Berlusconi decotto e al tramonto. Insomma, Annibale era alle porte. Bisognava che Pdl e Lega andassero a casa; bisognava smetterla perfino con le liti fra i partiti e creare un governo di salvezza nazionale, come quando c’è una guerra; il Pd addirittura sarebbe stato disposto a sostenerlo insieme col Pdl, per amor di Patria. Rinunciava ad una facile vittoria elettorale - come lasciavano prevedere le indagini demoscopiche - pur di non lasciare la nazione senza guida. Non pretendeva neppure di imporre suoi uomini nel governo e lasciava che il primo ministro fosse scelto da un’Autorità al di sopra della mischia, il saggio e imparziale Giorgio Napolitano.
Tutta una serie di balle fenomenali. Partendo dall’ultima, è difficile definire saggio e imparziale il Presidente della Repubblica: il primo aggettivo sa di piaggeria lontano un miglio, il secondo sbatte contro certe osservazioni concrete. Su “Italia Oggi”, Marco Bertoncini(1) elenca e documenta le differenze di comportamento del Presidente riguardo all’attuale governo e a quello Berlusconi. Tanto che l’articolo è intitolato: “Napoletano non bacchetta più”. Per l’amor del Cielo, il Presidente sarà in buona fede, starà tentando di fare il bene dell’Italia, ma l’imparzialità lasciamola da parte. Fra l’altro Monti si era esibito poche settimane prima della nomina in una durissima critica di Berlusconi(2), considerato come l’unico ostacolo per salvare l’Italia: si può affermare che sia stato scelto un tecnico senza partito?
Quanto al Pd non è affatto vero che si sia sacrificato per amore dell’Italia. Ha evitato le elezioni perché, vincendole, si sarebbe messo nella condizione di essere considerato il responsabile del disastro dell’Italia: esattamente come fino a quel momento ne aveva dato il torto a Berlusconi. E infatti l’ipotesi lo ha talmente spaventato che oggi sostiene il governo con maggiore impegno dello stesso centro-destra. Meglio non sporcarsi le mani e dire che le elezioni sarebbero state un disastro, mentre proprio Monti aveva criticato Berlusconi per non averle provocate (vedasi il suo articolo).
Ma la balla più grossa è stata l’idea che cambiando governo e imponendo nuove tasse si sarebbe messo a posto tutto. Infatti la famosa “manovra”, chiamata presuntuosamente “Salva Italia”, è all’85% costituita da maggiori entrate fiscali: fra le quali, nuove, impensate e sorprendenti, quelle sulla casa e la benzina.
In realtà, Monti è andato a Bruxelles, ha fatto e ha ricevuto inchini, ha portato la pressione fiscale al 45%, e il risultato, come era prevedibile, anzi come avevamo previsto, è che non è cambiato niente. Perché tutto dipende dalla crisi internazionale, dalla tenuta dell’euro e dall’enorme debito pubblico italiano. Infatti, a manovra approvata, lo spread è intorno a 500 punti tondi: un livello che ancora qualche settimana fa ha fatto gridare a tutti che la barca stava affondando, che Berlusconi doveva andar via, che un governo di salvezza era più necessario dell’ossigeno. E Berlusconi, da quel marpione che è, si è fatto da parte. Ha dimostrato con i fatti che i guai non dipendevano dal suo governo e neppure dal suo personale discredito; che la sinistra rimane il partito delle tasse, che aumentandole non si risolve la crisi italiana e che forse, dopo tutto, il centro-destra avrebbe fatto meno danni.
Che cosa si può aggiungere? “Ve l’avevo detto!”


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