I giudici: uccidete pure Berlusconi

Mercoledì, 30 giugno 2010 - 09:19:00


Tartaglia

Era attesa per le 13, ed è arrivata puntuale ieri, la sentenza del processo svoltosi a Milano con rito abbreviato che vedeva imputato Massimo Tartaglia, l'uomo che nel dicembre scorso aggredì Silvio Berlusconi in piazza Duomo a Milano al termine di un comizio.
Il pm Armando Spataro aveva chiesto ieri mattina il proscioglimento, spiegando che Tartaglia, al momento del fatto, era totalmente incapace di intendere e di volere.
Polemico il commento de Il Giornale, in edicola stamattina: "Colpire Berlusconi non è reato".
Ma non di questo si tratta, visto che Tartaglia è stato giudicato incapace di intendere e di volere.

Il Gup accoglie le richieste del Pm
Il Gup di Milano Luisa Savoia ha quindi accolto le richieste del Pubblico ministero e della difesa, assolvendo Tartaglia perchè incapace di intendere e volere, quindi non imputabile,
L'uomo verrà comunque sottoposto per un anno alla libertà vigilata con l'obbligo di conformarsi alle indicazioni fornite dal direttore del centro di recupero dove si trova. Per di più Tartaglia, sempre per un anno, non potrà partecipare a manifestazioni pubbliche.
 
La richiesta del Pm
Spataro, dopo la relazione dei periti, ha chiesto al giudice per l'udienza preliminare Luisa Savoia la disposizione del ricovero di Tartaglia per un anno nella comunità con la revisione dopo sei mesi della persistenza delle condizioni di pericolosità che il codice di procedura penale prevede per disporre la misura di sicurezza.
Per una questione tecnica, il magistrato ha chiesto in subordine la disposizione nei confronti del 43enne la libertà vigilata per un anno con prescrizione della permanenza presso la stessa comunità terapeutica e sempre con la revisione delle condizioni di pericolosità dopo sei mesi.
Questa formula consentirebbe a Tartaglia di godere di alcuni permessi, come quello di vedere i parenti.
 
E della difesa
I difensori di Tartaglia, gli avvocati Daniela Insalaco e Gian Marco Rubino, al termine della loro discussione hanno appoggiato la richiesta di assoluzione, ma hanno insistito per la remissione in libertà del loro assistito affermandone l'insusistenza della pericolosità sociale.

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