Aggredì il Cavaliere, ai domiciliari in comunità

Lunedì, 1 febbraio 2010 - 16:39:00


Berlusconi Tartaglia

Massimo Tartaglia, l'uomo arrestato per aver aggredito  Berlusconi lo scorso 13 dicembre a Milano, andrà agli arresti domiciliari in una comunità. Lo ha deciso il gip Cristina Di Censo su istanza dei difensori dell'uomo, gli avvocati Daniela Insalaco e Gianmarco Rubino, e con il parere positivo della Procura. Attualmente Tartaglia si trova in stato di detenzione nel reparto di psichiatria dell'ospedale San Carlo.

"Non sapevo nulla. Ora chiamo per avere notizie. Ma certamente mi sembra una bella cosa": questo il primo commento della madre di Massimo Tartaglia. La signora ha detto di non essere stata ancora informata "per vie ufficiali" della concessione degli arresti domiciliari a suo figlio.

Da quanto si è appreso, Massimo Tartaglia verrà trasferito in una comunità terapeutica individuata da tempo dai suoi legali. Per il trasferimento si attende il nulla osta dei sanitari del reparto di psichiatria dell'ospedale San Carlo. L'uomo era stato arrestato lo scorso 13 dicembre in seguito all'aggressione del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al termine di un comizio in piazza del Duomo. Tartaglia, 42 anni, aveva colpito il premier con una statuetta del Duomo di Milano, ferendolo al volto.

I legali di Massimo Tartaglia, gli avvocati Daniela Insalaco e Gianmarco Rubino, hanno espresso "grande soddisfazione" per la decisione del gip di trasferire il loro assistito in una comunità terapeutica agli arresti domiciliari. "In tal modo - hanno sottolineato - il nostro assistito potrà essere curato".

"La necessità, da subito evidenziata, di assicurare cure mediche a Tartaglia - hanno aggiunto gli avvocati - è stata confermata dal professor Maurizio Dalla Pria che, nella consulenza di parte depositata agli atti, ha concluso accertando l'infermità mentale dell'indagato". I due legali hanno precisato che la decisione del gip è coerente con "il diritto alla salute riconosciuto dall'articolo 32 della Costituzione quale diritto fondamentale dell'individuo e interesse della collettività".

Insalaco e Rubino avevano chiesto al gip il trasferimento in comunità del loro assistito già il 15 dicembre scorso, durante l'interrogatorio per la convalida dell'arresto tenutosi nel carcere di San Vittore, a Milano. I legali avevano già individuato e contattato la comunità, che aveva dato la disponibilità ad accogliere l'uomo a partire dal 4 gennaio scorso. Ma il giudice, allora, aveva dato parere contrario.

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