Le escort, la corruzione... la verità di Tarantini
Gianpaolo Tarantini, l'imprenditore barese che avrebbe procurato una trentina di escort al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, si sfoga. "Sì è vero - dice sottovoce - ho fatto degli errori. Ho le mie colpe. Ho commesso dei reati. Sto già pagando e chissà per quanto tempo ancora pagherò". Non sminuisce le sue responsabilità. Le ha ammesse davanti al magistrato. Adesso lo fa anche pubblicamente. "Sono cosciente che le cose che ho fatto non sono fesserie. Sono cose gravi, le escort, la corruzione, i festini. Non dico che non ho sbagliato, così come voglio ribadire le mie scuse al presidente Silvio Berlusconi che a sua insaputa ho tirato in ballo in questa storia".
.jpg)
Le sexy foto di Patrizia D'Addario
GUARDA LA GALLERY
Le scuse di Tarantini forse però al premier non basteranno. Perché il pasticcio è grosso. E non c'entrano soltanto le escort. L'indagine della procura di Bari racconta che nel 2008 hanno frequentato in più occasioni Villa Certosa quattro giovani (Gianpaolo Tarantini, Alessandro Mannarini, Nicola De Marzo e Massimiliano Verdoscia) oggi indagati dalla Procura per cessione di cocaina. Gente che abitualmente - dimostrano le intercettazioni - riforniva in Costa Smeralda star e starlette di droga, compresa quella Sabina Began che poi ammetterà di aver presentato Gianpaolo al premier. Tutti gli indagati hanno però sempre negato di aver portato droga a Villa Certosa, circostanza questa confermata anche da intercettazioni telefoniche. "Mi raccomando - dirà Alessandro Mannarini al telefono - dal premier andiamo puliti".
C'è però anche qualcos'altro che fa paura a Gianpaolo Tarantini. La stessa cosa che qualche giorno fa lo ha spinto a dire di "temere per la sua vita" dopo la pubblicazione dei verbali del suo interrogatorio. "Perché è vero - sussurra oggi - ho sbagliato, ma sono un ragazzo. E tutto il resto che non c'entra niente con me, con questa storia". Il resto è la voce che da giorni rimbalza nei corridoi della procura di Bari: le conoscenze con la criminalità organizzata. Il sospetto arriva dai grandi quantitativi di droga che il gruppo barese verosimilmente ha trasportato in Sardegna ("con i 70 grammi di cui parlano, questi ci campavano due giorni" ha sarcasticamente commentato un investigatore nel corso di un interrogatorio). "Dove la compravano?" è la domanda degli investigatori. I nomi che vengono fuori dagli interrogatori sono tutti di piccoli spacciatori, "non mi parlate nemmeno di malavita, per favore, queste sono cose serie" continua a ripetere Tarantini, allarmato probabilmente anche da un malinteso circolato nelle ultime ore dovuto a un'omonimia. Nel suo interrogatorio di fine luglio sulla droga (pubblicato dai quotidiani ai primi di agosto), l'imprenditore fa il nome di due dei suoi pusher.
"Acquistai - dirà ai magistrati - la mia parte di stupefacente da due persone, se non ricordo male tale Nico e tale Onofrio". "Tale Onofrio" viene identificato dalla Finanza come Onofrio Spilotros, classe '86, un pregiudicato con precedenti specifici per spaccio di sostanze stupefacenti. La notte dell'8 settembre, nell'ambito della guerra di mala che è riscoppiato a Bari, viene ammazzato Onofrio Spilotros, luogotenente del caln Strisciuglio, il più importante della città. Non è però il pusher di Tarantini: l'uomo morto è nato nel '77, si tratta di un caso di omonimia.



Commenti
Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.


















