Tanto tuonò che piovve
di Benedetto Proto
Tanto tuonó che piovve. Alla fine il qualunquismo e la propaganda hanno avuto il sopravvento sulla logica e sulla razionalità. Con l 'abolizione di 36 province su 107, le piú piccole, si è voluto buttare fumo negli occhi degli italiani invece di individuare e coraggiosamente perseguire le soluzioni che possono portare ad un reale e consistente risparmio della spesa pubblica nazionale. È indubbia la necessità di riformare e razionalizzare il sistema delle autonomie locali, perchè la pubblica amministrazione risulti più efficiente, il che si realizza attraverso misure come l'istituzione delle città metropolitane, l'eliminazione di "enti strumentali" come consorzi, aziende, società che nel nostro territorio risultano essere, da uno studio effettuato dall' Unione delle province italiane, oltre 7 mila ed occupano circa 24 mila persone di nomina politica e che impropriamente esercitano funzioni tipiche di Province e Comuni. Tale intervento consentirebbe un risparmio immediato di almeno 2,5 miliardi di euro, una riduzione dei costi pari a 22 volte quello che si otterrebbe abolendo tutte le province, ma principalmente si riporterebbero in capo ai Comuni e alle Province le funzioni che costituzionalmente loro attengono e si introdurrebbe quell'elemento di semplificazione e di razionalizzazione che lo Stato è chiamato a perseguire.
A supporto di quanto finora dichiarato, i numeri forniti dall'Upi parlano chiaro: il personale politico delle 107 province ammonta a circa 4 mila amministratori provinciali per un costo pari a 113 milioni di euro. Mentre il costo complessivo della politica italiana è pari a 6 miliardi e 500 milioni di euro, il che vuol dire che con il costo annuo della politica nazionale si coprono i costi delle province per 60 anni; in merito ai su richiamati "enti strumentali" il costo dei compensi di rappresentanza, il funzionamento dei Consigli di amministrazione, organi collegiali, delle società pubbliche o partecipate nel 2010 è pari a 2 miliardi e mezzo di euro. Eliminarli, dunque, significherebbe un risparmio immediato pari a 22 volte quello che si otterrebbe abolendo tutte le province. Come puó altrimenti intendersi l'abolizione dei 36 enti intermedi se non come operazione di mera facciata, finalizzata a distrarre l'opinione pubblica quando nella pubblica amministrazione 318 mila persone hanno incarichi di consulenza? E che per le stesse lo Stato ha speso solo nel 2009 circa 3 miliardi di euro? Basta un qualsiasi osservatore per comprendere che sono ben altri gli sprechi da arginare. E se da qualche parte bisogna pur iniziare a tagliare, sono pienamente consapevole, perchè farlo proprio da enti previsti dalla nostra Costituzione, i cui rappresentanti sono eletti democraticamente e direttamente dai cittadini? Una riflessione è essenziale per chi vive in territori complessi come quello che attualmente rappresento in qualità di Presidente del Consiglio provinciale. Con certezza, posso infatti dichiarare che per Crotone l'esistenza dell' ente provincia è indispensabile. E se è vero che nelle pubbliche amministrazioni il rischio sprechi è sempre in agguato, la provincia di Crotone può vantare di aver apportato tagli consistenti in questi ultimi due anni di amministrazione, riducendo le spese correnti dal 2008 al 2010 del 10,99%, in caso di accorpamento alla provincia di Catanzaro non è immaginabile che la stessa possa destinare al nostro territorio gli importi oggi previsti nel nostro bilancio di gestione, eliminare la provincia di Crotone determinerebbe un risparmio effettivo pari unicamente alle indennità percepite dagli amministratori, il che vorrebbe dire eliminare solo un trentesimo della spesa totale.
A fronte di questo inconsistente risparmio il rischio che si farebbe correre ad una intera comunità è di gran lunga superiore, in termini di sicurezza, rispetto della legalità, presenza dello Stato sul territorio, servizi alle imprese, rappresentatività del territorio nei confronti del resto della Regione. Perdere uffici che assumono una rilevanza simbolica e strategica, penso alla Prefettura, ai Comandi delle forze dell'ordine, alla Camera di commercio, alle commissioni tributarie, significherebbe subire un danno irreparabile per ogni singolo cittadino, che si vedrebbe costretto come in passato a frequentissimi viaggi verso il nuovo capoluogo. E se i giornali nazionali plaudono alla scelta di eliminare le province più piccole, è importante che la valutazione non sia qualunquista e superficiale, nè basata su criteri quantitativi riferiti alle popolazioni e alle dimensioni, perchè non si tiene così in conto delle diverse realtà e delle difficoltà che nelle stesse si vivono. Stupisce inoltre un provvedimento di tale guisa da parte di un Governo che ha fatto del federalismo e del decentramento la sua bandiera, ma che poi riduce gli enti locali tagliandone anche i trasferimenti. Nel nostro Paese sta facendosi bieca propaganda a discapito evidente degli italiani e per chi come me conosce la sua città ed il suo territorio provinciale, sente il dovere di ricordare che per ogni atto compiuto vi deve essere un profondo senso di responsabilità che appare attualmente completamente assente.



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