Talk show/ Verro (Cda Rai): Minzolini? Ha le carte in regola
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Antonio Verro, membro del Consiglio di amministrazione Rai, sceglie Affaritaliani.it per commentare la giornata al calor bianco del mondo televisivo, destabilizzato dai due fatti del giorno: il possibile ritorno dei talk show, riammessi dalla magistratura dopo che erano stati sospesi per la campagna elettorale, e il caso Minzolini. "La nostra fonte normativa è la Commissione parlamentare di Vigilanza. Se la Commissione si riunisce e modifica o annulla o cambia, noi ci adeguiamo. Siamo dei soldati che obbediscono".
L'intervista
Dottor Verro, l’autorità per le telecomunicazioni, scrivono le agenzie, invita il Cda Rai a riammettere in onda i talk show. Lunedì il cda Rai si riunirà. Lei che cosa sostiene? 
"La nostra fonte normativa è la Commissione parlamentare di Vigilanza. Se la Commissione si riunisce e modifica o annulla o cambia, noi ci adeguiamo. Siamo dei soldati che obbediscono".
Ma lei personalmente…?
"Son convinto che il Paese non stia soffrendo più di tanto per l’assenza dei talk show. Ma è una mia opinione. Come consigliere di amministrazione della Rai sono tenuto, obbligato a rispettare quel che dice la mia Commissione parlamentare di Vigilanza".
E sul caso Minzolini?
"Una situazione kafkiana. Finora in Italia c’erano le intercettazioni. Ora abbiamo un nuovo filone, le anticipazioni delle intercettazioni. Fatte da un piccolo quotidiano molto fondamentalista, che ha scatenato questo putiferio".
Ma nel merito?
"Ma di cosa parliamo? E’ vero che Minzolini è direttore del primo giornale italiano. E’ dunque vero che è potente, che ha molto potere. Ma pensare che abbia il potere di sospendere Santoro vuol dire offendere l’intelligenza di Berlusconi e di chiunque".
Ma Berlusconi e Minzolini si sono parlati al telefono, si obietta.
"Questo non lo so, ma non mi stupirei che l’avessero fatto. E che c’è di strano o di scandaloso? Da 50 anni mi occupo di giornali e di editoria: sfido chiunque a trovare un presidente del Consiglio che non abbia mai parlato con il direttore del primo giornale d’Italia".
Quindi non condivide le accuse al direttore del Tg1.
"Minzolini può piacere o no ma va in tv e dice quel che pensa. Ci mette la faccia. I giornali si valutano per le copie vendute. Ebbene Minzolini da questo punto di vista ha le carte più che in regola".
Ma su di lui si sta scatenando una tempesta politica.
"Chi aveva fiducia in Minzolini prima, nel cda e in una certa parte politica, continua ad averla. Chi lo contestava prima, continua a farlo ora. Non ci sono fatti nuovi".
Dunque niente pollice verso?
"O ci sono elementi oggettivi di violazione del codice etico oppure parliamo di aria fritta".
Ma usciranno queste intercettazioni, posto che esistano?
"Non ne ho idea. Io sono da sempre contrario alla pubblicazione delle intercettazioni. Auspicherei di no. Anche perché mi sembra tutto collegato, direi preparatorio alla manifestazione di domani, alla questione delle liste, alla campagna elettorale. Spero che finita la campagna elettorale, si torni alla normalità. Perché di tutto questo Paese ha bisogno, salvo che di questi casini".



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