Sarko sì, Berlusca no
Di Giuseppe Morello
Quando a cadere sulla buccia di banana sono quelli più impettiti e sostenuti si ride di più, perché sono più goffi e patetici. E onestamente vedere monsieur Sarkozy che arranca sotto i colpi degli scandali, come un tangentaro di terz’ordine, ci ricopre di malcelato buonumore. Il presidente francese, che tra l’altro è al minimo storico dei consensi, è rimasto irretito nelle maglie dello scandalo Bettencourt, dal nome dell’ereditiera del fondatore dell’Oreal e oggi la donna più ricca di Francia.
Ora la polizia francese ha trovato traccia bancaria della tangente con la quale – attraverso un ministro del governo – la Bettencourt ha finanziato la campagna elettorale del presidente, il che vuol dire che Sarkozy è bello che fritto, tanto più visto che lo scandalo coinvolge altri ministri e rischia di travolgere l’intero governo.
Tra l’altro non si tratta del primo episodio: poco tempo fa era finito nel mirino un sottosegretario che aveva speso 100mila euro di soldi pubblici per l’affitto di un aereo privato per Haiti per assistere a una conferenza sugli aiuti ai poveri, un'altra sottosegretaria e un ministro hanno dato scandalo facendo usare a parenti appartamenti dello Stato e poi prebende e ruberie varie fino ai 12mila euro per i sigari del sotto-ministro Blanc, sempre a spese del contribuente.
Anche in Italia se ne fanno, per carità, però almeno noi non ci mettiamo a giudicare con sussiego gli altri. Loro sì, e ridono e sbuffano sardonici contro gli italiani e Berlusconi. Ora ridiamo noi di Sarkozy e della sua parabola discendente. Con calma cinese stiamo solo aspettando il giorno in cui anche la Bruni lo manderà a quel paese. E lì rideremo di brutto.



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