Svolta a Cuba, addio al comunismo
Per Cuba è la svolta. Dopo più di cinquant'anni di comunismo, il VI Congresso del Partito (Pcc) ha approvato le riforme economiche proposte dal presidente Raul Castro. Una rivoluzione culturale per "aggiornare" il socialismo. Cuba non abbandona la pianificazione economica, anche se "si terrà conto delle tendenze di mercato". "La politica economica del partito - afferma un documento del Congresso - seguirà il principio che solo il socialismo puo' vincere le difficolta' e preservare le conquiste della Rivoluzione e che nell'aggiornamento del modello economico predominera' la pianificazione, la quale terra' conto delle tendenze di mercato". 
La societa' statale socialista "restera' la forma principale nell'economia nazionale", Cuba sarà però aperta agli "investimenti stranieri, cooperative, piccoli contadini, usufruttuari, e i lavoratori autonomi'.
L'economia dell'isola era da anni in stato di sofferenza a causa principalmente del blocco commerciale stretto dagli Stati Uniti intorno alla piccola isola caraibica. Una delle maggiori cause interne era invece la presenza di una massa di lavoratori statali dipendenti che gravavano sulle traballanti casse dello Stato. I delegati del VI Congresso hanno votato il progetto di riforme, che prevede il taglio di lavoratori statali, l'eliminazione graduale del libretto di razionamento e l'ampliamento dell'iniziativa privata. Insomma, i cubani dovranno camminare con le loro gambe.
Il Congresso ha anche eletto il nuovo comitato centrale del Pcc, che oggi eleggerà l'ufficio politico. Nella cerimonia di chiusura dei lavori saranno resi pubblici i nomi dei nuovi dirigenti. Raul Castro, 79 anni, secondo segretario del partito, potrebbe prendere il posto del fratello.



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