Islam/ Svizzera: no ai minareti. La Lega: ascoltare il popolo
| SONDAGGIO/ Terremoto politico dopo il no degli svizzeri ai minareti. Pensi che l'Islam sia un pericolo? |
Fini: è un regalo al fanatismo
Secondo il presidente della Camera, nel voto al referendum sui minareti in Svizzera "ha prevalso la paura", "un formidabile regalo all’islamismo più eccessivo". Gianfranco Fini lo ha detto durante la registrazione di a "Porta a Porta". A suo giudizio ora "il fanatismo islamico si sente più forte". Alla domanda su come avrebbe votato, la terza carica dello Stato ha detto: "Avrei votato convintamente per consentire il diritto di culto".
Maroni: bene ascoltare il popolo
"In democrazia è sempre utile ascoltare ciò che vuole il popolo, e non le elite più o meno illuminate. La Lega lo fa". A dichiararlo è stato il ministro dell'Interno Roberto Maroni a Bruxelles, dove ha partecipato a un Consiglio con i suoi colleghi dell'Unione europea, rispondendo a chi gli chiedeva un commento sull'esito del referendum svizzero sul divieto di costruire minareti.
Frattini preoccupato
Anche il ministro degli Esteri, Franco Frattini, si è detto preoccupato per la scelta della Svizzera e ha ricordato le ultime scelte del Consiglio europeo che sanciscono la "libertà di tutte le religioni". L'Italia, ha detto Frattini "difende il diritto di esporre il crocifisso nelle scuole, quindi guardiamo con preoccupazione a certi messaggi di diffidenza o addirittura proibizione verso un'altra religione".
Castelli: Europa ha diritto a propria identità
Dopo il referendum svizzero sul divieto di costruire minareti e dopo la proposta lanciata domenica di inserire la croce nel Tricolore, il viceministro Roberto Castelli è tornato sul tema spiegando di credere che "l'Europa abbia diritto alla propria identita', che stiamo completamente perdendo". Il viceministro alle Infrastrutture, parlando a margine di un tavolo dedicato all'Expo in Regione Lombardia, ha aggiunto che "credo che nel rispetto per la religione e per le radici altrui, bisogna anche ritrovare le nostre". Sulla sua provocazione, Castelli ha poi auspicato che "il partito di cui mio onoro di far parte, la faccia propria". Per l'esponente leghista la necessità di una modifica costituzionale per cambiare la bandiera non sara' un problema perche' "ricordo che l'anno prossimo porremmo mano alla riforma costituzionale". Secondo Castelli, poi, il voto svizzero sarebbe ragionevole perche' "siamo di fronte ad un attacco all'identita' da parte di una religione intollerante. Perche' per esempio nessuno se la prende con i testimoni di Geova?", ha polemizzato il viceministro.
Calderoli: nella nostra bandiera la croce c'è già
"Mi spiace per Castelli e per la sua proposta, ma devo ricordare che nella nostra bandiera, quella lombarda, la croce c'è già ed è quella rossa in campo bianco, la croce di san Giorgio, emblema della bandiera con cui Milano e gli altri comuni lombardi sconfissero il Barbarossa nella storica battaglia di Legnano del 1176. Sono altre, ritengo, le riflessioni che devono invece nascere dal referendum svizzero e dal suo risultato. La prima è inerente al segnale che ci giunge da un risultato così schiacciante, un sì ai campanili e un no ai minareti, ovvero da un lato il rispetto per la liberta' di religione e dall'altro la necessita' di mettere un freno agli aspetti politici e propagandistici legati all'Islam come, per esempio, la costituzione di un partito islamico in Italia, come gia' avvenuto in Spagna. La seconda considerazione riguarda invece l'opportunita' di inserire anche nella nostra Costituzione un referendum, sul modello di quello svizzero, che oggi non e' previsto nella nostra Carta e che rappresenta un vero e proprio strumento di democrazia. Pertanto, già nel prossimo dibattito sulle riforme che si terrà mercoledì al Senato, la Lega presenterà questa proposta." Lo afferma il senatore Roberto Calderoli, Ministro per la Semplificazione Normativa e Coordinatore delle Segreterie Nazionali della Lega Nord
La Russa, stop alla Lega: "No alla croce sul Tricolore"
E' uno stop in piena regola. Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, boccia la provocazione del viceministro Roberto Castelli che propone di mettere la croce nel Tricolore. Un'uscita che il leghista ha fatto dopo il voto sul divieto di costruire minareti in Svizzera. Un nesso che, però, il coordinatore del Pdl non vede. "La Svizzera - spiega il ministro che stamattina partecipa ad un tavolo sulle infrastrutture collegate all'Expo, proprio assieme a Castelli - ha fatto molto bene a esprimere un'opinione che conferma che non bisogna mai discriminare ma nemmeno arrendersi ad un futuro, non dico multietnico che mi va bene, ma multiculturale".
Ma quella scelta ha poco a che vedere con le idea della Lega: "Far discendere un cambiamento della bandiera, lo può fare solo chi non la ama: non è nemmeno una provocazione, è solo una battuta che può fare chi non capisce che le bandiere non sono bandierine che se ne possa sventolare una diversa ogni giorno". Quanto al crocefisso, secondo La Russa "basta saperlo tenere dentro la nostra cultura e la nostra tradizione cristiana".
Castelli era stato la lapidario. "Occorre un segnale forte per battere l'ideologia massonica e filoislamica che purtroppo attraversa anche le forze alleate della Lega" aveva detto l'esponente del Carroccio. Lanciando l'idea della modifica del Tricolore. Che però trova l'altolà anche del sindaco di Roma, Gianni Alemanno: "Queste proposte hanno un sapore demagogico, bisogna essere seri".
Casini: bandiera italiana è bella così com'è
"Non si puo' usare la croce un giorno proponendo che vada nella bandiera e il giorno dopo spaccandola in testa agli immigrati". Cosi' il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, oggi a Torino ha commentato la proposta del leghista Roberto Castelli di mettere la croce sulla bandiera italiana. "Ci vuole equilibrio - ha aggiunto Casini - la bandiera italiana e' bella cosi' com'e' e non c'e bisogno di inserire la croce. La croce - ha detto ancora - la difendiamo come simbolo dell'identita' cristiana dell'Europa ma la bandiera e' bella cosi' com'e', come lo e' il nostro inno. Non mettiamo in discussione i simboli della nostra patria".
L'Europa e il Vaticano: un colpo alla libertà religiosa
Fa discutere il no ai minareti sancito in Svizzera da un referendum. Sono molte, infatti, le reazioni al risultato. Il presidente del Pontificio consiglio dei migranti, monsignor Antonio Maria Vegliò, spiega di essere "sulla stessa linea dei vescovi svizzeri", che hanno espresso forte preoccupazione per quello che hanno definito "un duro colpo alla libertà religiosa e all'integrazione". Lo stesso Vegliò, del resto, aveva espresso con chiarezza il suo pensiero sul referendum tre giorni fa, in occasione della presentazione del messaggio del Papa per la Giornata mondiale per i migranti. "Non vedo come si possa impedire la libertà religiosa di una minoranza, o a un gruppo di persone di avere la propria chiesa", aveva detto il presidente del Pontificio consiglio. "Certo - aveva aggiunto - notiamo un sentimento di avversione o paura un po' dappertutto, ma un cristiano deve saper passare oltre tutto questo, anche se non c'è reciprocità".
Anche per il ministro degli Esteri svedese e presidente di turno dell'Ue, Carl Bildt, il no alla costruzione dei minareti emerso dal referendum svizzero lancia "un segnale negativo. È un'espressione di un notevole pregiudizio e forse anche di paura, ma è chiaro che è un segnale negativo sotto ogni aspetto, su questo non c'è dubbio", ha dichiarato alla radio svedese. Per Bildt è anche "molto strana" la decisione di Berna di sottoporre la questione a referendum: "Di solito in Svezia e in altri Paesi sono gli amministratori delle città a decidere su queste cose".
Interviene anche il Consiglio d'Europa: "Nonostante sia espressione della volontà popolare, la decisione di vietare la costruzione di nuovi minareti in Svizzera suscita in me grande preoccupazione", afferma Lluis Maria de Puig, presidente dell'Assemblea parlamentare. "Se da un lato questa decisione riflette le paure della popolazione svizzera e dell'Europa, nei confronti del fondamentalismo islamico, dall'altra, mentre non aiuterà ad affrontare le cause di questo fondamentalismo, è molto probabile che incoraggi sentimenti di esclusione e approfondisca le spaccature all'interno della nostra società".



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