Visto da Sud/ Così Vendola ha messo tutti nell'angolo
Di Adelmo Gaetani
Davanti alle sue “Fabbriche”, Nichi Vendola ha lanciato la sfida al Pd: sarà in campo per le primarie chiamate a scegliere il candidato del centrosinistra a premier. Un annuncio che spariglia le carte a sinistra, gioco nel quale il governatore di Puglia ha dimostrato in due occasioni di sapersi muovere a suo agio.
La prima volta fu nel 2005, quando da parlamentare di Rifondazione comunista, tra indifferenza e sottovalutazione, si candidò alle primarie per le Regionali. Il centrosinistra puntò su Francesco Boccia, giovane economista e prodiano emergente, che sembrava avere già in tasca la nomination. Ma Vendola, che aveva fatto della mobilitazione contro il Piano di riordino ospedaliero del governatore uscente Raffaele Fitto il suo cavallo di battaglia, riuscì a conquistare sul campo il diritto a competere con il centrodestra.
La vittoria di Vendola fu salutata con una certa soddisfazione dall’entourage di Fitto: era un estremista, un diverso, la Puglia dei moderati avrebbe respinto le sue avances. Ma mai pronostico fu più sbagliato, perché il Vendola “estremista” - proprio su questo leit motiv impostò la campagna elettorale - vinse e spedì a casa i “moderati”. La capacità di Vendola di suggestionare, secondo alcuni, e/o convincere gli elettori, secondo altri, era emersa in tutta la forza. Un leader era nato.
La storia si è ripetuta quest’anno, quando D’Alema e Casini avevano individuato proprio in Vendola l’agnello da sacrificare sull’altare di un’alleanza centro-centrosinistra in grado di preparare l’alternativa a Berlusconi. Un primo esperimento, in tal senso, era stato fatto per la Provincia di Brindisi ed era andato a buon fine.
Ma Nichi è riuscito ancora a sparigliare le carte, a far saltare le intese di palazzo, a presentarsi da solo in nome di una continuità amministrativa, a dire il vero macchiata da pesanti ombre giudiziarie, e di una prospettiva di cambiamento radicale nella sinistra. Messaggio colto in pieno, tanto che le primarie si sono trasformate in un trionfo con quasi il 70% dei voti. Anche questa volta, la vittima della scalata vendoliana verso la politica nazionale risponde al nome di Francesco Boccia.
Due vicende che dimostrano come Vendola sembri, e forse lo è in questa fase, imbattibile all’interno di un centrosinistra alla ricerca di nuovi orizzonti politici e di nuove motivazioni.
Legittimi dubbi,invece, possono essere sollevati sulla possibilità che il suo radicalismo si possa conciliare con un’ipotesi di allargamento delle alleanze. A tale proposito, le vittorie alle Regionali in Puglia del 2005 e del 2010 offrono alcuni spunti interessanti: cinque anni fa il sorpasso di misura su Fitto maturò in un contesto politico che sancì una secca sconfitta per il centrodestra in tutte le Regioni, Lombardia e Veneto escluse. Quest’anno, la vittoria di Vendola, rimasto comunque sotto quota 50% dei consensi, è stata favorita dalla divisione tra centrodestra e centro. E’ difficile dire come sarebbe andata a finire se contro il governatore uscente Pdl e Udc si fossero alleati, come è accaduto in altre regioni dove il centrosinistra è stato sconfitto.
Certo, la politica non si fa con i se e con i ma. Resta, però, un’incognita: saprà e potrà Vendola trasferire al di là della sinistra la sua fascinosa proposta politica?



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