Stop al bipolarismo e ai sondaggi. Ecco la ricetta di Monti per l'Italia

Domenica, 29 maggio 2011 - 10:20:00


mario monti
Mario Monti

di Angelo Maria Perrino
 
Mario Monti si appalesa nell'Aula Magna della nuova Università Bocconi verso le 16,30 di ieri pomeriggio, 26 maggio, per le conclusioni finali della due giorni di Dal Dire al Fare, affollato e pregevolissimo convegno-evento sull'economia sostenibile ottimamente promosso dal manager milanese Fabio Terragni con la sua Bic La Fucina e partecipato da uno stuolo di aziende, esperti e studenti (clicca qui).

Sei d'accordo con la ricetta di Mario Monti per l'Italia?
E' chiamato, l'ex commissario Ue alla Concorrenza, a fare il punto sullo stato dell'arte di questo nuovo paradigma economico e di management che a fatica ma come un virus benigno si sta diffondendo in tutto il mondo industriale: economia sostenibile, responsabilità sociale d'impresa, valore condiviso, attenzione all'ambiente. E proprio da lì parte il Professore, che molti vedono come un possibile presidente di un governo tecnico pronto a nascere se il centrodestra perderà i ballottaggi di Milano e Napoli, per articolare un ragionamento nel quale, in filigrana, ci sono molti riferimenti all'attualità.

Monti parte dalla coesione sociale, un valore-secondo gli esperti di Csr- anche per la competitività di un Paese. E spiega che in Italia se ne vede poca, specie in campagna elettorale. E qui il primo passaggio: "Siamo colpiti dalla mancanza di coesione sociale". La colpa? "Di certe modifiche elettorali e istituzionali - come l'introduzione del bipolarismo - che si speravano solutrici di antichi difetti ma che invece hanno portato a estremizzare alcune soluzioni dando addirittura valore etico al contrapporre il bianco e il nero, come se le soluzioni, nella realtà, non fossero grigie".

Bipolarismo addio, dunque. Per recuperare la coesione sociale forse è meglio tornare al proporzionale eliminando queste contrapposizioni forzate.

L'altro passaggio rilevante è la forte critica a quella tendenza sempre più diffusa della politica a prendere decisioni senza guardare lontano e preoccupandosi del ritorno immediato in termini di consenso: lo short-termism, lo chiama Monti. Che preannuncia qualcosa di sconvolgente in arrivo: "L'uomo politico parla dietro a un leggio elettronico, che effettua un sondaggio in tempo reale tra i presenti mentre un software  si incarica di modificare in tempo reale la pagina che trascrive le sue parole adattandole ai gusti del pubblico e ai suoi umori". Perfezione della democrazia, scherza Monti? No, è mancanza di leadership e diffusione della followship. Ossia della politica che si accoda agli umori della gente. Una malattia che si sta diffondendo in tutta Europa. Ecco, osserva Monti, se si vuole portare la logica della responsabilità sociale non solo nella società e nell'impresa ma anche nella politica bisogna, come si sta già facendo in finanza, che i leader operino in una logica di lungo termine e di ricerca della coesione sociale. "Anche la politica deve cambiare. Ci vuole un long-termism, che in tal modo la ricongiunge con la sostenibilità".

Al termine gli chiedo: "Professore, un discorso importante il suo, molto politico. Vogliamo approfondirlo?". E lui: "Ma no, lasci perdere. Non val la pena, le ho dette varie volte queste cose, le dico da anni". E scappa via. Ma proprio questa sua fuga conferma che Mario Monti c'è. E che se fosse chiamato a Roma il suo programma si articolerebbe su questi filoni strategici: basta con questo bipolarismo artificiale del bianco e del nero, litigioso e improduttivo. E basta con la politica dei sondaggi, delle decisioni di breve periodo, della ricerca del consenso elettorale. Guardiamo lontano, rilanciamo la responsabilità e la solidarietà, la coesione. Tra i segmenti della società e tra le generazioni. Anche per la competitività, la cui assenza è la vera malattia dell'Italia.

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