Stacchiamo la spina
Di Giuseppe Morello
Anche chi come noi non ha mai avuto posizioni pregiudiziali verso il governo, né ha mai pensato che si dovesse andare alle elezioni per le notti brave del premier, non può fare a meno di registrare ad oggi l’esistenza di una maggioranza numerica ma non politica.
La confusione sotto il cielo ora è davvero tanta e non riguarda la condotta morale del premier, ma la politica e le scelte di governo: ognuno sembra andare per conto suo e l’Italia è ormai senza guida. Emblema delle divisioni è il rinvio del Consiglio dei Ministri, inevitabile dal momento che non c’era nessuna intesa sul rimpasto e sull’intervento in Libia.
Su tutto sembra regnare l’improvvisazione: il governo è diviso sulla politica estera (di questi tempi tutt’altro che irrilevante), con la Lega contraria all’intervento in Libia e infuriata per non essere stata consultata da Berlusconi sui bombardamenti. Per non dire della lunga querelle sugli immigrati. In economia non va meglio: Tremonti annuncia il decreto per difendere le imprese italiane da scalate straniere, per tutta risposta Lactalis lancia un’Opa su Parmalat e Berlusconi – come se arrivasse da Marte - dice che crede nel libero mercato e che per lui l’Opa non è ostile.
Il premier tira a campare, perché sa che se cade è finita. Ma intanto il governo è in stato vegetativo, vive attaccato alle macchine. E a tenerlo in vita è la Lega, con Bossi incavolato che urla su la Padania che “siamo diventati una colonia francese”, che vagheggia appoggi esterni, ma oltre non va, continuando a lucrare piccoli vantaggi. Forse è arrivato il momento che il Carroccio si assuma la responsabilità di staccare la spina e di praticare una sana "eutanasia padana".
Per cosa? Elezioni, rimpasto, Berlusconi bis, governo tecnico: qualunque cosa è meglio di questa sgangherata jam session.



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